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I documenti della città di Mesagne negli archivi spagnoli



Fonti per la storia di Mesagne

Le fonti per la storia di Mesagne sono conservate in buona parte presso gli Archivi di Stato di Napoli, Brindisi e Lecce, ma anche  privati come l’Archivio Capitolare e quello Diocesano. Da recenti ricerche sono emerse ulteriori fonti conservate fuori dai confini nazionali. Precisamente presso gli archivi spagnoli di Barcellona e Simancas, che nell’attesa di poterle studiare ci limitiamo a darne notizia. I documenti in questione sono conservati presso due dei più importanti archivi spagnoli. Il primo e più antico è l’Archivo de la Corona de Aragòn in Barcellona, fondato nel secolo XIV da Pedro el Cerimonioso, re d’Aragona. Questo archivio con il passare degli anni venne sempre più potenziato dai sovrani delle varie dinastie, i quali lo affidarono ad illustri storici e nello stesso tempo appassionati archivisti. La parte più cospicua del materiale documentale che riguarda la storia della nostra Mesagne si trova però in un altro grande archivio spagnolo di fama mondiale, l’Archivo General de Simancas fondato da Carlo V nel 1543. Filippo II raccolse i fondi sparsi in varie località o detenuti da privati dando vita alla nascita di un “Grande Archivio”, il 24 agosto del 1588, lo stesso sovrano ne dettò personalmente il regolamento.

I documenti in esame ricoprono un arco temporale che va dal 1525 al 1647 collocandosi nel periodo Viceregnale, (questi è da distinguersi in: 1503-1707 periodo spagnolo, successivamente sino al 1734, periodo austriaco). Fu proprio durante il periodo del viceregno spagnolo che il Regno di Napoli assunse una complessa fisionomia sia sotto il profilo politico, finanziario, economico e giudiziario. Il Sovrano nominò un Viceré quale suo rappresentante, il quale esercitava il potere affiancato da due segreterie con funzioni ben distinte, una detta di Stato e Guerra, l’altra di Giustizia, attraverso le quali emanava tutti gli ordinamenti e le provvidenze che competevano, compresa l’istruttoria da sottoporre al Consiglio Collaterale che aveva le funzioni di Consiglio di Stato presso il Viceré ed in assenza o morte di questi ne assumeva il governo. Vediamo nel dettaglio quali sono questi documenti :

 Archivo de la Corona de Aragòn

  1. 13 ottobre 1525 (reg. 3935)
    Conferma del feudo di Mesagne a Beatrice Beltran y Gennaro, con titolo comitale, a convalida dell’acquisto fatto dal padre Alfonso Beltran
  2. 17 gennaio 1534 (Reg. 3943)
    Beatrice Beltran reca in dote al marito Antonio Beltran il feudo di Mesagne.

  Archivo General de Simancas

  1. Lisbona 24 dicembre 1581 (S.P. 143-118 carte 118-123)
    Beltrano Pietro, conte di Mesagne – Real assenso per la vendita della terra di Mesagne, nel Regno di Napoli, a favore di Alessandro Bovio.
  2. Lisbona 7 novembre 1582 (S.P. 141-171 carte 171-176)
    Beltrano Giovanni Pietro, conte di Mesagne – Real assenso per la vendita a favore di Alessandro Bovio, della città di Bologna, della terra di Mesagne per il prezzo e le condizioni che si precisano.
  3. Madrid 28 febbraio 1584 (S.P. 145-97 carte 97-104)
    Beltrano Pietro, conte di Mesagne – Real assenso perché si possa vendere liberamente a Giovanni Antonio Albricci lo <<Jus moliendi>> che compete ad Alessandro Bovio di detta terra al prezzo e condizioni che si concordano.
  4. El Escorial 22 ottobre 1590 (S.P. 150-174)
    Albrizio Juan Antonio, barone di Salice – Real assenso a la venta hecha a su favor por la Regia Corte de Nàpoles de la tierra de Mesagne, en la provincia de Otranto, vendida a instancia de los accreedores del conde de dicha tierra.
  5. El Escorial 16 ottobre 1591 (S.P. 149-266)
    Albrizio Juan Antonio, barone di Salice – Titulo a su favor de Marquès de Salice, en el Reino de Nàpoles.
  6. Valladolid 25 febbraio 1602 (S.P. 163-91 carte 91-93)
    Albricci Giovanni Antonio, marchese di Salice, titolo che si concede al duca di Mesagne, nel Regno di Napoli.
  7. Valladolid 3 gennaio 1603 (S.P. 162-271 carte 271-274)
    Albricci Giovanni Antonio, marchese di Salice, titolo a suo favore di principe di Avetrana, nel Regno di Napoli, con estensione del titolo di duca di Mesagne che prima gli era stato concesso.
  8. Madrid 1 ottobre 1630 (S.P. 193-33 carte 33-35)
    Albricci Francesco, Cavallerizzo del Regno, salvacondotto che si concede per entrare nel Regno di Napoli e poter restare per anni uno.
  9. Madrid 20 agosto 1647 (S.P. 207-164 carte 164-169)
    De Angelis Benedetto, titolo a suo favore di Principe della terra di Mesagne, nella provincia di Otranto, nel Regno di Napoli.

I documenti che qui si segnalano rivestono particolare importanza per la storia della nostra “Universitas” perché riguardano un periodo di fondamentale importanza, quasi un anello di congiunzione tra il periodo che vede Mesagne alle dirette dipendenze del Demanio Regio e gode, per volontà di Ferrante d’Aragona, di diverse esenzioni ed immunità. Il periodo successivo, invece, segna il passaggio della città alla sudditanza diretta del feudatario di turno, iniziando appunto con i Beltrano per terminare con Vincenzo Imperiali. Durante tutti questi anni i cittadini subirono ogni sorta di angherie e vessazioni, sottoposti a balzelli sempre più assurdi. Dopo i Beltrano il feudo di Mesagne fu acquistato “sub hasta” dagli Albricci, ai quali seguirono i de Angelis ed a questi il marchese Giuseppe Barretta che, nel 1791, lo rivendette al marchese Vincenzo Imperiali. L’Imperiali fu l’ultimo feudatario di Mesagne, infatti nel 1806, durante il Governo francese, fu decretata l’eversione della feudalità.

Questi documenti non sono impartanti solo per la storia di Mesagne, ma unici  per poter stabilire con l’ausilio delle fonti scritte e, quindi, non per empirici tentativi fatti e circostanze. E’ il caso del documento n. 5 del 16 ottobre 1591 e depositato presso l’Archivio di Simancas, grazie al quale possiamo datare con certezza il manoscritto “Memorie storiche di Mesagne” di Cataldantonio Mannarino.

Nel suo manoscritto, alla carta 27r.,  il Mannarino dice riferendosi a Giovanni Antonio Albricci: “il titolo di oggi è di Marchesato di Salice, cinque anni sono posseduto per merito di serviggi resi […]” e dal quel documento rileviamo infatti che nell’ottobre del 1591 gli fu conferito il titolo di marchese di Salice e pertanto il Mannarino scriveva quelle memorie nel 1596 e non come affermato da diversi nel 1592. Possiamo concludere dicendo che vi sono diversi modi di poter leggere la Storia, però ogni supposizione deve trovare fondamento nella verità attraverso le fonti scritte.

Mario Vinci


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