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Diego Baccone


    

Buone erano le pezze se non paressero li punti…

Il documento che proponiamo all’attenzione dei lettori in questo numero richiama alla mente, per la vicenda narrata,  qualche “novella” di boccaccesca memoria. Il protagonista di questa storia è un personaggio molto noto ed apprezzato in paese il quale, secondo alcune voci, aveva tentato di sedurre una ragazza di buona famiglia. Rileviamo l’episodio da alcune attestazioni fatte la prima da tal Maddalena Rossella al notaio Francesco Rocco Dellomonaco nel dicembre del 1711. Il documento in questione oltre ad una circostanziata descrizione dei fatti ci offrono l’opportunità di rispolverare dallo scaffale della memoria alcune circostanze o persone, ma vediamolo più nel dettaglio cosa dicono questi documenti:

[…] «Stante l’hora seconda di notte [1], in Pubblico Testimonio constituita Maddalena Rosella della detta terra, la quale non per forza, ma spontaneamente, et per ogni meglior via ha dichiarato, e fatto fede con giuramento in presenza nostra, come nel mese di gennaro, o principio di febraro dell’anno corrente 1711 si conferì in questa medesima terra un Maestro d’Atti [2], seu scrivano della Regia Audienza di Lecce in Otranto, che facevasi chiamare Gennaro de Nigris ad istanza della signora Anna Maria Resta Gentildonna di detta terra per lo stupro, che questa allegava essersi commesso in sua persona dal Magnifico Diego Baccone [3] di detta terra, per ordine del quale Scrivano fu fatto ordine ad essa constituta, che si dovesse conferire avanti di lui; con che detta Madalena per obedire all’ordine di detto Regio Scrivano, et in esequie di detto Regio suo ordine si portò nelle case, ove il medesimo resiedeva, dal quale siando stata domandata, et esortata a dire la verità di quello [che] sapeva sopra detto fatto di stupro, disse e depose, como hoggi predetto giorno ha dichiarato, e fatto fede con giuramento in presenza nostra haver detto, e deposto essa Madalena avanti detto Regio Scrivano, che una sera verso li 20 del detto mese di agosto del prossimo passato anno essendosi essa constituta coricata in un medesimo letto con detta signora Antonia [Anna] Maria Resta nella sua casa, fu dalla medesima signora de Resta verso le sette della notte chiamata essa constituta per andarle a pigliare un po’ d’acqua, soggiungendole doppo essa signora de Resta, che stante sentiva rumore alla porta di basso, che s’havessero tutte due alzate acciò non le fusse rubata la tela del telaro, che teneva a basso.

Perlochè alzatasi essa signora Maria Antonia prima di essa constituta, e postasi quella sola camiscia, scese la scala, donde havendo essa Madalena inteso parlare, alzatasi, e postasi la sua camiscia, ivi accorse, e domandato alla detta signora Antonia Maria chi fusse, questa le rispose essere Diego Baccone, che doppo da essa constituta fu riconosciuto non solo al parlare, che steva facendo con detta signora Antonia Maria, e per il lustro della luna [4], che entrava dalla porta di detto Basso, che steva mezza aperta, ma anche perché detto Diego Baccone parlò ad essa constituta richiedendole, che cosa facesse in detta casa, alla quale domanda da essa Madalena si rispose, che cosa lui andava facendo in quell’hora, e le soggiunse, che andava ritrovando Pollastri; e perché poi disse detta signora Antonia Maria, che le faceva fresco, stante si ritrovava in camiscia, soggiunse ad essa constituta, che le andasse a pigliare la camisola, la quale per obedirla, salì sopra per detto effetto, havendo lasciato detti signori Antonia Maria, e Diego Baccone da solo a sola alli quali ritornando con detta camisola, e nel mentre, che scendeva la scala, intendeva dire da detta signora Antonia Maria al suddetto Diego, che suo padre faceva fracassi per la prattica teneva con essa, in fine delle quali parole gionta essa constituta, anche disse al detto Baccone, che pure detto suo padre haveva minacciata sua madre, atteso supponeva, che questa facesse l’Imbasciate; doppo di che havendo regalato detto signor Diego un Percoco alla detta Antonia Maria, se n’andò; dichiarando ancora essa constituta haver detto in detta deposizione, che un giorno verso li 6 del mese di ottobre dell’anno passato, haver portato imbasciata da parte di detta signora Antonia Maria al detto Diego Baccone, che si fusse portato in sua casa, atteso Caterina Marseglia sua madre non sapeva cosa alcuna di quanto haveva detto il padre frà Giuseppe Maria Carmelitano, e che il detto Baccone havesse risposto, che buone erano le pezze se non paressero li punti, e che steva inteso di quanto haveva detto la detta Caterina sua madre [5]; come tutto questo, et altro disse essa Madalena più chiaramente appariva dalla detta sua deposizione, che con giuramento, e col segno della croce di sua propria mano fece, e depose avanti detto Regio scrivano Gennaro de Nigris, alla quale in tutto, e per tutto si ha rimessa; alla quale deposizione, e quanto in essa si contiene, dichiarò anche detta constituta, esser per deporre, e confirmare tante volte, quante volte da chi spetta sarà richiesta; dichiarando di vantaggio essa constituta, che prima di fare detta sua deposizione non sia stata forzata, minacciata, indotta, e persuasa con male arti, ma quella haver fatta non per forza, ma spontaneamente, e per compire alla sua coscienza, et alla giustizia.» […]

Questi erano i fatti che avevano portato la povera donna (Maria Atonia Resta) a “denunciare” l’accaduto alla Regia Udienza di Lecce per riscattare la propria onorabilità.

Il Tribunale, però, aveva pensato bene di approfondire le indagini e inviò a Mesagne lo Scrivano Gennaro De Nigris per acquisire maggiori e più dettagliate testimonianze prima di procedere alla carcerazione del Baccone.

Ma non sempre la giustizia veniva e viene esercitata in modo corretto ed equo [ancora oggi l’amministrazione della giustizia è oggetto di accese discussioni politiche].

Lo rileviamo da alcune altre “Declaratio” raccolte questa volta da un altro notaio Giuseppe antonio Luparelli e rilasciate, la prima dal notar Cosma Damiano Sasso e Giacomo Antonio Eleuterio Martucci i quali vengono chiamati dallo Scrivano a deporre la loro testimonianza come “persone informate dei fatti”. Con molta probabilità avevano la necessità di rilasciare quella attestazione con molta urgenza dato che il notaio Luparelli in apertura dell’Atto precisa che per la stesura dello stesso è stata chiesta la dispensa al Vicario Foraneo “stante la festività di San Matteo Apostolo ed Evangelista”, era infatti il 21 settembre del 1711, detto Scrivano soggiornò nell’unica Osteria del paese, dove non vi erano letti, ma per l’occasione era stata fatta accomodare una stanza da Carlo Pauli patrigno di Maria Antonia Resta, leggiamo cosa dicono i testatori:

[…] «detto Scrivano ci fè citare come testimoni, et essendo andato dal detto Scrivano, rispettivamente ci cominciò ad esaminare et interrogare sopra che detto Diego Baccone avesse dato parola a detta Atonia di Matrimonio, e l’havesse baggiata, e se ne sapevano altra cosa, al che da noi si rispose che non ne sapevamo altro se non che alcuni giorni prima si era saputo che per parte di detta Atonia si era ricorso all’Arcivescovale di Brindisi et alla Vescovile d’Oria per impedire che detto Baccone s’accasasse con una Gentildonna d’Oria, et a me predetto Notaro Sasso addomandò in particolare, che come vicino di casa a detta Atonia, se l’havessi visto di notte salire in casa di quella, et avendo deposto di non sapere simil cosa, stante, che il solito mio è di ritirarmi in casa verso l’Ave Maria.» Ma quanto testimoniato non fu ritenuto sufficiente da parte dello Scrivano e pensò bene di tenerli per qualche giorni rinchiusi in una stanza di quella Osteria al freddo ed alla neve, senza fuoco e a dormire per terra. La sua speranza era quella che privandoli della libertà potessero ammettere la verità, se ve ne fosse, o estorcere loro una falsa dichiarazione. «ci minacciava di portarci in Lecce e maltrattarci, et alla fine avendo detto Scrivano visto che non poteva ricavare da noi quel che andava cercando, volle esaminarci, che almeno deponessimo da pubblica voe e fama, che detto Diego havesse stuprata detta Atonia e teneva continua pratica carnale con quella con parola di Matrimonio, e su questo detto Scrivano ne haveva stese le deposizioni le quali da noi rispettivamente lette repugnammo di sottoscriverle, stante non era vero detta pubblica voce e fama di stupro, di continua prattica, e di parola di matrimonio e tanto più quanto, che giorni addietro tanto detta Atonia, quanto Caterina Marseglia Madre, detto Carlo Pauli Padrigno ed altri suoi parenti solamente s’erano lamentati con diverse persone che Diego Baccone l’havesse solamente data parola e baggiata, ma non stuprata, et io predetto Giacomo Antonio testifico, che detto Scrivano havendo esaminata la prima volta detta Atonia mi riferì mentre stavo carcerato che quella avesse deposto che non era stata stuprata ma che detto Diego l’havesse più fiate baggiata con atti osceni, ma senza stupro, onde detto Scrivano se ne meravigliava con me, perlocchè sospese di esaminare li testimoni».

Gli stessi testatori, il notaio Cosma Damiano Sasso ed Giacomo Antonio Martucci, dichiarano inoltre che durante il periodo della loro carcerazione, detto Scrivano ritenne opportuno detenere molta altra gente per esaminarle «le quali ci dicevano che detto Scrivano le voleva far dire a forza quel che voleva e le teneva ristrette in stanza in tempo di estremo freddo, e neve, e senza fuoco con dormire a terra, et alcune colle creature che lattavano, et ogni volta che quelle erano esaminate, noi sentivamo le gran minacce che detto Scrivano gli faceva».

Continuano ancora, detti testatori, col dire che a detto Scrivano venivano prestate tutte le attenzioni da parte della famiglia Pauli mettendo a disposizione la propria serva per accomodare e pulire la stanza  e il genero di questa, tal Isaia Carluccio, il quale portava olio e pane ed altro a detto Scrivano. Inoltre dichiarano anche di aver visto, durante la loro permanenza in detta Osteria, venire a far visita a detto Scrivano il notaio Angelo Antonio Rizzo, zio della Resta, al quale detto Scrivano mostrava gli atti relativi alle varie disposizioni acquisite e detto notaio si compiaceva dicendogli: «bene, bene, è di vantaggio da noi».  La ragione che ha portato detti testatori a sottoscrivere in forma solenne una “Declaratio” alla presenza di un notaio ci viene fornita in una frase che è emblematica per il clima torbido che si registrava in quei giorni a Mesagne: «detto Scrivano andava molto d’accordo e colluso con li parenti di detta Antonia, e tanto più ci confirmavano in detta opinione, che dalli soldati di compagnia che portava detto Scrivano intesimo dire che havendo finito l’esame, il detto Scrivano non poteva partire per andarsene, se prima detto Notar Rizzo non gli portava il regalo promessogli», la loro preoccupazione era dovuta al fatto che il ligio funzionario potessero stravolgere le loro dichiarazioni e formulare le testimonianze secondo quanto erano le aspettative della famiglia. Seguono, in chiusura, le attestazioni di rito. Successivamente troviamo un’altra attestazione, questa volta formulata da Carmine Martucci, sempre dello stesso tenore della precedente ed entrambi tendevano a discolpare l’accusato dal turpe delitto.

La terza “Declaratio”, formulata anche questa dal notar Luparelli,  intervengono: il magnifico Gio:Battista Lucci e Saverio Maione della terra di Mesagne e Alfiero Francesco Arborea di Rutigliano, i quali dichiarano di essere a conoscenza, per aver sentito parlare, Gio:Santo Guarini di Napoli, da molti anni dimorante a Mesagne per essere stato Esattore Generale del principe De Angelis, il quale manifestò parole di apprezzamento per la detta Maria atonia Resta ed i suoi parenti, al contrario di Diego Baccone, per il quale mostrò sempre disprezzo.

Dai documenti esaminati, purtroppo non ci è dato sapere come terminò la vicenda, certamente non si fermò alla Regia Udienza di Lecce, ma fu trasferita a Roma. Sicuramente possiamo dire che il Baccone non sposò la detta Antonia Resta.

Documenti consultati:
Archivio di Stato di Brindisi - Fondo Notarile di Mesagne:

      - notar Dellomonaco Francesco Rocco  cc. 20v.-21v.  anno 1711
- notar Luparelli Giuseppe Antonio cc. 266r.-268v. anno 1711
- notar Luparelli Giuseppe Antonio cc. 268v.-269r. anno 1771
- notar Luparelli Giuseppe Antonio cc. 108v.-109v. anno 1712

di Mario Vinci


[1] Il conteggio delle ore partiva dal calar del sole, pertanto, considerando che a dicembre le giornate sono molto brevi ed il sole tramonta intorno alle sedici, l’hora seconda di notte dovrebbe corrispondere alle 18.00 circa.

[2] Il Mastro d’Atti, come si evince dalla parola stessa, era colui che, autorizzato dalla Regia Udienza, era abilitato a raccogliere e mettere a verbale le denunce, fatti e circostanze, ma era anche colui che svolgeva le indagini, potremmo definirlo come l’attuale Cancelliere e nel contempo Pubblico Ministero.

[3] Di questo personaggio ne parla diffusamente Antonio Profilo nel suo libro Vie, Piazze, Vichi e Corti di Mesagne, Ostuni 1894 , pag. 284: il quale lo vuole figlio di Marcello e Margherita Ferdinando [in un atto del notar Giuseppe Antonio Luparelli del 1705 troviamo i “capitoli matrimoniali” del clerico coniugato Marcello Baccone e Margherita Ferdinando, unica figlia di Epifanio il giovane].
Prosegue dicendo che Diego fu canonico di questa Collegiata e Cantore dal 1674 per rinunzia del prozio materno Giacomo Antonio Ferdinando. Continuò l’opera manoscritta delle “Famiglie mesagnesi” del suo avo Epifanio, di cui fu l’erede, scrivendo il quinto tomo andato poi sperduto nelle devastazioni del 1789 seguite in Oria, ov’erano quei volumi, nella casa della signora Anna Maria Milizia colà residente figlia di Pasquale già erede del Baccone suo prozio [la famiglia Baccone era imparentata con i Milizia a seguito del matrimonio avvenuto tra Bernardo Milizia e Caterina Baccone nell’anno 1677].
Il Profilo dice anche che fu un eccellente poeta e Principe dell’Accedemia degli Affumicati nell’anno 1744 [forse l’ultimo]. Morì il 20 luglio del 1751.
A sue spese si portò in Napoli insieme al concittadino Bernardino De Virgiliis per difendere i diritti dell’Università e del Capitolo contro il marchese Barretta signore di Mesagne e per tentare la ricompra di questo Feudo per conto di parecchi nostri concittadini.

[4] Certamente la testatrice conosceva bene  il detto Diego Baccone, perché altre volte, come la stessa dichiara, aveva portato alla Resta “l’imbasciate” , ma anche perché data la mole del personaggio, questi era facilmente riconoscibile, il Profilo, infatti, lo definisce «maestoso d’aspetto», ebbe uno spirito superiore a tutti di ogni ceto; il suo ritratto è a piede del quadro collocato nell’atare della Vergine Immacolata in questa Chiesa ex Cappuccini.
Noi abbiamo cercato di rintracciare il quadro citato e sicuramente, in quanto l’unico raffigurante l’Immacolata con ai piedi il committente, è quello segnalato da Massimo Guastella nell’Inventario della pittura sacra di età moderna nelle chiese di Mesagne a cura del CRSEC BR/23 a pag. 120 ed attualmente collocato nella Canonica della Chiesa Matrice. Il quadro a firma dell’artista Bianco Diego Oronzo di Manduria (1683-1767), quindi ben si colloca nell’arco temporale delle vicende terrene del Baccone; in esso sono rappresentate la Vergine Immacolata ed in basso a destra un uomo intento alla lettura di un libro.
Inoltre nei verbali di cessione degli arredi sacri esistenti nell’ex Convento dei Cappuccini redatti nel 1875, si legge che fra gli altri quadri menzionati, vi è anche il quadro dell’Immacolata esistente sul secondo altare a dritta nella chiesa del convento dei Cappuccini, a tal proposito si veda: T. Cavallo “I frati Cappuccini a Mesagne” Mesagne 1994.

[5] La signora Caterina Marseglia muore nell’anno 1714, lo si evince dall’atto del notar Luparelli Giuseppe Antonio redatto per l’apertura del testamento nuncupativo della stessa (Il testamento nella forma  nuncupativa trae il suo significato da nuncupare, che vuol dire nominare, cioè il testatore nomini di sua propria bocca il suo erede)

F. Gaudioso “Pietà religiosa e testamenti nel Mezzogiorno”


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