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Ugo Granafei (1878-1911)



 
di
Mario Vinci

Granafei Ugo Enrico Eduardo Marcar Estor, nacque a Mesagne il 22 settembre del 1878 da una nobile ed antica famiglia salentina, i Granafei marchesi di Serranova [1]. Il padre Giuseppe, la madre Iran d’Abro dei principi Pagratide [2], erano residenti a Napoli alla Riviera di Chiaia, ma abitualmente soggiornavano a Mesagne, nella splendida tenuta di Castello Acquaro, per poter meglio amministrare l’ingente patrimonio terriero posseduto in territorio di Mesagne e Brindisi. Ugo affrontò i primi studi presso il liceo Palmieri di Lecce, successivamente si trasferì nel Convitto militarizzato di Salerno [3]. Il 12 ottobre del 1898 fu sottoposto a visita di leva ed il 28 dello stesso mese entrò nella Scuola Militare di Modena, ammesso a mezza pensione gratuita per meriti personali [4]. L’8 settembre del 1900 viene nominato Sottotenente nel 6° Reggimento Lancieri d’Aosta ed il 13 ottobre del 1903 promosso al grado di Tenente in detto Reggimento e nominato Ufficiale d’Ordinanza di S.E. il Tenente Generale Viganò, Comandante il VII° Corpo d’Armata [5]. Granafei avrà subito modo di distinguersi, mettendosi al servizio della popolazione duramente colpita dall’eruzione del Vesuvio del 1906. In quella occasione gli sarà conferita una medaglia d’argento al valore civile con la seguente  motivazione: “Decorato della medaglia d’argento al valore civile perché adoperandosi con grave rischio della vita, sotto l’incessante pioggia di grossi lapilli e dove maggiore era il pericolo, nell’opera di salvataggio, riuscendo così d’esempio ai suoi dipendenti” - Ottaviano (Napoli) 4 aprile 1906 – R.D. 12 settembre 1906 -  

Nel 1908 morì in Napoli il marchese Giuseppe Granafei, la madre marchesa Iran d’Abro, avrà l’incombenza di dover amministrare l’ingente patrimonio immobiliare [6], i tre figli, tutti militari in carriera, non potevano esserle d’aiuto; oltre Ugo vi era Aslan tenente nella Regia Marina e Giorgio capitano nel 24° Reggimento Fanteria; sempre in quell’anno i Granafei consolideranno il patrimonio immobiliare acquistando dagli eredi Imperiali il castello di Mesagne [7]. Il 12 maggio 1910 è trasferito nel Reggimento dei Cavalleggeri di Piacenza e l’11 maggio dell’anno successivo esonerato dal servizio di Ufficiale d’Ordinanza del Generale Viganò ed assegnato al 15° Reggimento dei Cavalleggeri di Lodi di stanza ad Aversa [8]. Intanto, il Governo Giolitti, nell’ottobre del 1911, decretava l’invasione della Libia e la guerra contro la Turchia per soddisfare il sogno coloniale di molti italiani (si parlava già di quarta sponda), sperando anche che i nuovi territori potessero assorbire il crescente fenomeno dell’emigrazione dal Mezzogiorno d’Italia. Ben presto però di tutto questo restò solo il ricordo, le vittime si contarono a centinaia, durante il conflitto furono impiegati 55.000 uomini, i caduti in battaglia furono 1.014, mentre 3.179 furono i feriti e 1948 i morti per malattia [9].

Il 9 ottobre del 1911 dal porto di Napoli vengono imbarcati alla volta di Tripoli il 1° e il 3° Squadrone dei Cavalleggeri di Lodi, tra questi vi era anche Ugo Granafei. Sbarcheranno nel porto libico il 15 e verranno alloggiati nella casa Giamil-Bey, adibita a caserma di cavalleria, vicinissima all’oasi di Henni-Bu-Meliana, dove la notte tra il 25 ed il 26 ottobre scoppiò una cruenta battaglia tra le truppe italiane e l’esercito turco, appoggiato dagli arabi. Questa battaglia passerà alla storia come le giornate di Sciara-Sciat [10]. Del primo Corpo di Spedizione, sbarcato a Tripoli l’11 ottobre, faceva parte anche l’11° Reggimento Bersaglieri e tra questi valorosi soldati vi era anche un altro mesagnese, il bersagliere Carmelo Giorgio decorato con medaglia di bronzo al valore militare. Nel rapporto inviato al Comando di Reggimento dal tenente Giovanni Castelli, comandante del 1° Squadrone Cavalleggeri di Lodi, si legge:

«Dalla Caserma Sidi Mesri, 30 ottobre 1911 - Al Comando del Reggimento Cavalleggeri di Lodi (15°) – Aversa
Compio il doloroso dovere di informare codesto Comando delle perdite avute dallo Squadrone, nonché degli uomini messi fuori combattimento per le ferite riportate durante il combattimento del 26 mattina a Sciara Zama. All’alba del 26 dalle trincee, distanti solo duecento metri dall’accampamento dei due Squadroni, fu suonato il segnale d’allarme, che si confuse subito con un nutritissimo fuoco di fucileria. Lo Squadrone appiedato accorse verso le trincee, le quali erano state assaltate sul fronte da un piccolo drappello di cavalleria nemica seguito a breve distanza da numerosa fanteria turca ed araba, mentre alle spalle delle trincee stesse un’orda numerosissima di arabi traditori effettuava simultaneamente un altro attacco. Lo Squadrone, unitamente al 2° Squadrone, con valore che è stato additato ad esempio a tutto il Corpo di spedizione, accorse la dove ferveva la mischia riuscendo dopo quattro ore e più di accanito combattimento a fare riconquistare le trincee ad alcune compagnie di fanteria nonché a fugare l’orda degli arabi traditori. Il combattimento cessò verso le 10,30 e per quattro ore ininterrotte fu sostenuta una lotta titanica, sia per il numero degli avversari che per gli attacchi sostenuti da tutte le direzioni. Intanto qui sotto trascrivo il nome dei nostri cari ed amati fratelli che versarono il sangue loro col grido d’Italia sulle labbra, di Savoia e della nostra cara famiglia “Cavalleggeri di Lodi”. Additerò ora in succinto gli atti di valore personale di quelli che non sono più nelle file dello Squadrone:

  • Capitano Goffredo Lorenzo […]
  • Tenente Solaroli barone Paolo […]
  • Tenente Granafei sig. Ugo: cadde colpito da un sol colpo d’arma da fuoco alla testa, ed al sottoscritto che lo rinvenne dopo il combattimento parve vederlo dormire di un sonno di pace e soddisfatto del suo operato. Armato di una pistola Mauser egli continuò, per circa un’ora di combattimento, inflessibile nella posizione d’inginocchio, come se fosse ad un campo di tiro, ad eseguire un fuoco nutrito circondato dal suo plotone senza recedere di un passo. Con l’esempio e con la voce trasformò i suoi trenta cavalleggeri in altrettanti eroi. Il Caporal Maggiore Sassi che gli fu sempre dappresso rammenta che durante il combattimento un arabo si avvicinò al plotone strisciando per terra seguito da altri suoi compagni: «Quello lo tiro io» esclamò con enfasi il Tenente. Il colpo partì e l’arabo fu steso al suolo: ma un quarto d’ora dopo il Tenente giaceva con la tempia forata.

Le salme di questi due nostri cari fratelli [Granafei e Solaroli] sono state raccolte, riposte in casse di zinco e di legno e tumulate nel camposanto cristiano di Tripoli con speciali segni da essere sicuramente rintracciate».

A Roma il re fregia della medaglia d’argento al valore militare lo stendardo dei Cavalleggeri di Lodi con la motivazione: «Per la splendida condotta del 1° e 2° Squadrone nel combattimento di Henni-Bu-Meliana». Al tenente Solaroli Paolo sarà conferita la medaglia d’oro al valore e al tenente Ugo Granafei di Serranova la medaglia d’argento con la seguente motivazione: «Perché comandò un plotone di Cavalleggeri appiedati incaricato di recarsi a sostenere le truppe in trincea fortemente impegnate: vinse la resistenza di orde di arabi ribelli appostati, raggiunto l’obiettivo prefissatogli sotto vivo fuoco di fucileria prese posizione e sostenne con fermezza ed ardire le altre truppe impegnate, sino al momento in cui fu colpito a morte» (Regio Decreto dell'8.11.1912). La madre del giovane eroe, la signora Iran d’Abro a perenne ricordo offrì la somma di lire 5.100, con rendita al 3,50%, con la quale fu istituita con Regio Decreto del 25 agosto 1913, n.1221 l’Ente Morale “Fondazione Granafei”.

Gli scopi della Fondazione consistevano nell’erogare una rendita in denaro ad uno o due soldati o caporali del 1° Squadrone del Reggimento Cavalleggeri di Firenze [nato dallo scioglimento del 15° Reggimento dei Cavalleggeri di Lodi] che durante il tempo trascorso sotto le armi si fossero distinti per moralità, disciplina, attaccamento al dovere, affetto al Reggimento o per atti di valore. L’amministrazione era affidata al Comandante del Reggimento, il quale vagliava anche l’erogazione dei benefici secondo un proprio criterio, mentre la data della premiazione era fissata al 26 ottobre, anniversario della morte del tenente Granafei. La mattina del 3 novembre 1911 la salma del giovane tenente giunse a Mesagne per essere tumulata nella cappella di famiglia. Sulla  tomba una lapide riporta:

TENENTE DEI CAVALLEGGERI DI LODI
UGO GRANAFEI DEI MARCHESI DI SERRANOVA
NATO IL 22 SETTEMBRE 1878
MORTO SUL CAMPO DELL’ONORE IL 26 OTTOBRE 1911

In quell’occasione Mesagne tributò solenni esequie al suo eroico figlio, alle quali parteciparono tutte le Autorità civili e militari, l’intero paese, il generale Bovio e molte altre personalità giunte espressamente per rendere l’ultimo omaggio alla salma. Si ha notizia anche di una lapide commemorativa, offerta dalla cittadinanza, si ignora però il luogo ove fu posta, ne conosciamo però il testo:

26 OTTOBRE 1911
--------
SULLA TERRA AFRICANA
SOGNANTE EROE
A SIDI-MESSRI
- LIETO CADENDO -
IL MARCHESE TENENTE UGO GRANAFEI
CONTRO IL NUMERO E LA FEROCIA ARABA
VITTORIOSO
CO’ L’IMPETO DE’ SUOI DI “LODI” CAVALLERIA
IRRUPPE
--------
MESAGNE
AL FIGLIO
ORGOGLIOSA

Nel 1912 un gruppo di amici: Giovanni Antonucci,  Francesco Morgese, Giovanni Profilo, Vincenzo Cavaliere, Federico Profilo, Giuseppe Capodieci (che ne sarà il futuro bibliotecario) darà vita alla Biblioteca Popolare che intitolerà al tenente Ugo Granafei [11]. Il 31 marzo del 1913 con una solenne cerimonia si tenne l’inaugurazione ufficiale della Biblioteca e la commemorazione dell’eroe caduto in battaglia [12] . Concludo con quanto ebbe a dire il generale Gustavo Fara, medaglia d’oro al valore, nel 1926, ottavo anniversario della Vittoria: «Glorioso e valoroso Cavalleggero caduto eroicamente combattendo il 26 ottobre del 1911, in una tragica alba nell’oasi di Tripoli».

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[1] Sulla famiglia Granafei si veda: M.VINCI, Brevi cenni sulla famiglia Granafei, in: “Castrum Medianum”, a. I n.1 1988, pp. 31-42; IDEM, Una nobile famiglia salentina, i Granafei marchesi di Serranova, in “Lu Lampiune”, a. V n. 2 1989 pp. 65-76; IDEM, 1862 - Un processo per brigantaggio, in “Lu Lampiune”, a. V n.3 1989, pp.67-74; IDEM, Tra le masserie salentine… Castel Acquaro a Mesagne, in “Lu Lampiune”, a. VI n. 1 1990, pp. 121-128; IDEM, Il palazzo Granafei a Brindisi, in “Lu Lampiune”, a. VI n. 3 1990, pp.263-272.

[2] D’Abro Pagratide, antica e illustre famiglia armena, sovranamente riconosciuta nel 1892 nel titolo di principi, residenti in Napoli, cfr. F.BONAZZI, Famiglie nobili e titolate del napolitano, Napoli 1902. 

[3] I. DEL SORDO, Il tenente Ugo Granafei solennemente commemorato a Mesagne, in: “La Tribuna”, 1 aprile 1913.

[4] ARCHIVIO STATO LECCE, Serie Ruoli Matricolari: Foglio Matricolare di Granafei Ugo, matr. 4174ter.

[5] Ministero della Difesa, D.G.U.E., Mod. 53 del tenente Ugo Granafei.

[6] Conservatoria dei RR.II. Lecce, Notar Taberini Raffaele, 10 agosto 1911, Atto di divisione eredi Granafei.

[7] M.VINCI, Spigolature sul castello di Mesagne nei secoli XVIII-XIX, in “Lu Lampiune”, a. VII n. 1 1991, pp. 245-253.

[8] D.TEMPERINO, I Cavalleggeri di Lodi 1859-1920, Tip. Vasesia, (NO), 1987; Il Reggimento dei Cavalleggeri di Lodi fu fondato ad Alessandria il 16 settembre del 1859.

[9] C.CICERONE, La terza colonia italiana – Cronista della guerra italo-turca;  Roma 1913; S.BONO, La guerra di Libia, in “Storia e Dossier”, a. VI n. 54; L. MUNAFO’, La guerra politica giolittiana e la campagna di Libia, in “Atti del VII convegno di Studi sul Risorgimento in Puglia”, Bari 1991.

[10] Località alla periferia di Tripoli.

[11] P. IMPERATRICE, La Biblioteca Popolare Ugo Granafei a Mesagne, in “Rassegna Pugliese di Arti e Scienze”, a. 1913, p. 138.

[12] M. VINCI, In ricordo del tenente dei Cavalleggeri di Lodi Ugo Granafei (1878-1911),in “Lu Lampiune”, a. VIII n. 1 1992, pp. 263 – 275.


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