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 Madonna delle Grazie


Aprile 2000
Giubileo festa di liberazione

L’anno di grazia del Signore.
E’ la definizione che la Bibbia nel libro del levitino dà al cinquantesimo anno che si apriva con il suono della tromba, il corno dell’ariete, Jobel, donde il termine Giubileo. Israele, popolo teocratico, osservava questa istituzione socio-religiosa per riconoscere il dominio di Dio sugli uomini e sulla natura.
La centralità di Dio doveva essere riconosciuta con la osservanza dei Comandamenti, mediante la verifica dei comportamenti che il Decalogo doveva ispirare nella vita privata e pubblica. K0agire, a volte dissennato dell’uomo, esigeva un riequilibrio che si traduceva nel lasciare riposare la terra, nel concedere la liberazione degli schiavi; il condono dei debiti.
In tale contesto biblico, il papa Bonifacio VIII apre la serie degli anni giubilari della Chiesa. Un grande, pubblico, solenne atto di fede in Gesù Cristo, Signore della Storia, che ha portato a compimento il progetto di Dio Padre Liberatore e Salvatore.
Nel Grande Giubileo dell’Anno Santo 2000, Gesù di Nazareth è il “festeggiato”, nel bimillenario della sua Incarnazione. Gesto di amore infinito per elevare la persona umana ad altissima dignità.
Il suo intervento salvifico nella nostra storia è motivo di grande gioia (“Gaudium magnum”) e il termine Giubileo è sinonimo di gioia.
La Chiesa gioisce per la salvezza e reca il lieto annuncio a tutti gli uomini, destinatari dell’amore paterno dui Dio che volge ai suoi figli lo sguardo della misericordia e del perdono.
Tre grandi segni lo caratterizzano:

Il pellegrinaggio che trascende il semplice viaggio verso le Basiliche romane, per divenire cammino spirituale di incontro con Dio e di ricerca del senso profondo dell’esistenza.

La Porta Santa, simbolo di Gesù Cristo che dice “io sono la porta”. “Essa evoca – dice il Papa – il passaggio che ogni cristiano è chiamato a compiere dal peccato alla grazia” nello spirito di una vera conversione con il coraggio di lasciare quanto non è in sintonia con il Vangelo.

L’indulgenza, coronamento della gioia del perdono che nell’esperienza della misericordia divina sospinge ad essere misericordiosi verso i fratelli. E qui scatta, nell’empito dell’amore, il beneficio spirituale da conseguire, come remissione della pena temporale della colpa, compiendo gesti di carità verso gli ammalati, i disabili, gli emarginati e in particolare verso i poveri ai quali la Chiesa italiana guarda per la estinzione del debito internazionale, nella specie a due nazioni dell’Africa: la Guinea e lo Zambia.

L’evento giubilare ha dunque la sua centralità in Cristo e nell’uomo e va vissuto nella profondità del cuore.


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