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Cataldantonio Mannarino (1568-1621)


di
Mario Vinci

«E’ strano che i più che di lui si sono occupati non sono andati oltre il ricordo della città che gli diede i natali» [1]; così Angelo Galeone, in un suo articolo sul Mannarino, sottolineava la scarsità di notizie su questo illustre letterato e dotto medico tarantino.

“Consummatissimus medicus”, ebbe a definirlo Epifanio Ferdinando il vecchio, con il quale Catald’Antonio Mannarino collaborò alla soluzione di alcuni casi medici e per il quale scrisse la prefazione al libro Centum historiae, seu observationes et casus medici [2]. Catald’Antonio Mannarino, di Domenico, nacque a Taranto nel 1568. Trasferitosi giovanissimo a Mesagne, “qui fu educato” (dice Antonio Profilo nel libro Vie, piazze, vichi e corti di Mesagne) e nel 1592, sposò la nobile Porfida de Russis di Jacobo [3], dalla quale ebbe diversi figli, tra cui si distinsero: Ermanno, predicatore dell’Ordine dei Celestini, e Bonaventura, maestro dell’Ordine dei Domenicani [4]. A Mesagne dovette certamente dimorare per molti anni, dato che si dimostrò un attento conoscitore della sua storia. Al Mannarino, infatti, è attribuito un importante manoscritto conservato presso la Biblioteca Nazionale di Napoli (XIV – G.18/2) dal titolo Memorie storiche su Mesagne.

L’opera in questione risulta mutila in quanto doveva comporsi con molta probabilità di almeno tre libri, come indicato dallo stesso autore nel libro I° alla carta 31v.; noi ne conosciamo solo il primo. Antonio Profilo [5] la data al 1592, altri [6] al 1595, ma, come segnalato in un recente lavoro [7], riteniamo più esatto datarla al 1596. Scrive infatti il Mannarino, alla carta 27r., in riferimento a Giovanni Antonio Albricci I: «Il titolo di oggi è di Marchesato di Salice, cinque anni sono posseduto per merito di serviggi resi […]»; e sappiamo che quel titolo fu conferito all’Albricci da Filippo II con diploma del 16 ottobre del 1591 a mezzo del Viceré don Iuan de Zuin.  Dopo la morte della moglie, avvenuta intorno all’anno 1615, si fece prete e ottenne le insegne corali della Collegiata di Mesagne. Il dolore per la perdita dell’amata consorte rimase vivo nel poeta che chiese al suo amico e pittore rinomato Giampietro Zullo di dipingere il ritratto della sua Porfida, con il sonetto: «Zulli gentil, deh quel pinnel più fino, / ch’emulo di Natura i Morti avviva, / opra per me, acciò non resti priva / mia vita di quel volto almo e divino […]» [8].

Zullo ringraziò il poeta per il sonetto di lode, ma non realizzò il lavoro commissionato, tanto che il Mannarino con un altro sonetto tornò a pregarlo di dipingere quell’immagine: «Zulli, tu tardi ancor ? pingi, favella / né muti lini, e fa col tuo colore / che nasca a gli occhi miei due volte Amore […]». Morì il 28 luglio 1621.In quegli anni di pieno fermento per il mondo letterario e soprattutto scientifico, con l’apertura di nuovi orizzonti per la medicina, la botanica, la fisica, anche il Mannarino come il Ferdinando, contribuì nella medicina e nelle lettere [9]. Diamo, di seguito, un elenco non completo delle opere del Mannarino:

  • Glorie di guerrieri e d’amanti in nuova impresa nella città di Taranto succedute. Poema heroico. Napoli, Gio. Giac. Carlino & Antonio Pace, 1596. In quarto. [In questo libro è inserito anche l’opuscolo Oligantea delle lodi di Alberto d’Acquaviva e datato Napoli 1596].
  • Canzone al cardinale Gesualdo nel suo possesso all’arcivescovado di Napoli. Napoli, G. C. Carlino & A. Pace, 1596
  • Memorie storiche su Mesagne,  ms. 1596.
  • Il Pastor Costante. Favola boschereccia. Bari, Giulio Cesare Ventura, 1605. In ottavo.
  • Apologia in risposta del parere pubblicato sotto il nome Giambattista Leoni sopra il pastor Costante. Napoli, G.B. Sottile 1608.
  • L’Erminia. Favola boschereccia. Venezia, Bernardo Giunti & Gio.Battista Ciotti, 1610. In-12°.
  • Susanna, tragedia sacra, con quattro intermedi dell’historia di Susanna hebrea.       Venezia, Bernardo Giunti & G. B. Ciotti, 1610
  • Rime. Napoli, Tarquinio Longo, 1617 (colophon 1618). In quarto. (Quasi sicuramente questo libro è da identificarsi con il Rithmorum liber citato dal Villani in Scrittori ed artisti pugliesi).

Mesagne lo ricorda soprattutto per le Memorie patrie tramandateci. Di seguito diamo la trascrizione degli argomenti trattati nei singoli capitoli del manoscritto: il Libro I, mutilo di alcune carte, inizia dalla 18, in cui l’autore tratta della famiglia Beltrano feudataria di Mesagne, con ampi cenni genealogici:

Capo 6°: Del signor Gio:Antonio Albricci, ultimo suo signore, e suoi meriti. Ove del principe si tratta.

Capo 7°: Del sito universale e suoi confini.

Capo 8°: Del sito particolare ove la figura si vede di Misagne. Questo capitolo è degno di particolare nota perché il Mannarino vi esterna tutto il suo amore per la città di Mesagne, dicendo fra l’altro: “E quindi è ch’à caso per le diffigurate forme antiche / primieri siti hoggi una città rassembra la figura d’una nave / come la mia città di Taranto, un’altra una padella come la / città di Gallipoli, un’altra d’una testa cervo, come la città / di Brindisi, un’altra d’un arco come la città di Bari, un’altra / un’altra d’un arco, come la città di Napoli, et un’altra, tra mille, che / traccio d’un cuore humano, come questa nobilissima Terra di / Misagne ne senza ragione ritiene la forma d’un nobile cuore / questa leggiadra patria,perché così come il cuore risiede / nel mezzo del suo corpo, come membro più perfetto, così Misagne / risiede nel mezzo di questa provincia, come patria più nobile […]

Capo 9°: Dell’artificio e fortezza del castello, e sua torre.

Capo 10°: De giardeni più vaghi.

Capo 11°: De Sacri Tempij e luoghi pij [In questo capitolo l’autore descrive le chiese esistenti in Mesagne nel 1596; se ne contavano ben 33: «La maggior Chiesa sotto il titolo della festività di tutti i Santi, il tempio di San Bartolomeo, il monastero delle reverende monache osservanti Cappuccine, San Nicola, San Salvatore, Santa Maria della Greca, Santa Caterina, San Blasi, San Giovanni, San Cosmo, San Sebastiano, San Martino, il tempio di San Francesco dei frati minori conventuali, il tempio di S.Angelo (odierna Chiesa del Carmine) il tempio della SS.Annunziata, il tempio della Madonna di Stigliano, il tempio della Madonna della Grazia, il tempio della Misericordia, il tempio antichissimo di San Lorenzo, Sant’Antonio di Bienna, San Rocco, San Leonardo, San Vito, Sant’Andrea a Musano (di questa chiesa il Mannarino dice di aver parlato diffusamente nel cap. 2°, andato poi smarrito), San Paulo, San Vito discosto dalle mura, San Petito, Sant’Angelo (all’Ulfo), San Benedetto, San Nicola di Mulignano (ne parla diffusamente nel cap. 2°, andato purtroppo smarrito), Sant’Antonio di Padova, Santa Maria delle Vergini].

Capo 12°: D’alcune divotissime Reliquie.

Il manoscritto si interrompe alla carta 80; si segnala, inoltre, che su molte carte sono stati apposti degli appunti posteriori alla stesura originale del testo.


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[1] A. GALEONE, Un medico poeta tarantino del seicento, in «Taranto», a. IV (1935), pp. 3-11.
[2] E.FERDINANDO, Centum historiae, seu observationes et casus medici, Venezia, Thomas Ballionus, 1621.
[3] ARCHIVIO DI STATO DI BRINDISI, Fondo Notarile di Mesagne, notar Cesare Guarini, a.1592, cc.58-70; i capitoli matrimoniali tra il magnifico Jacobo de Russis e Catald’Antonio Mannarino furono rogati dal notar Philippi Jacobi Taccari della città di Taranto nel 1592.
[4] A. PROFILO, Vie, piazze, vichi e corti di Mesagne, Ostuni 1894, pp. 208-13, n. ed. a c. di D. Urgesi, Fasano 1993.
[5] Ivi, p.15.
[6] G. GIORDANO e D.A. LEUCCI, La datazione della “Storia di Mesagne” ms. di C. A. Mannarino, in “Castrum Medianum”, n. 5 (1991-92), pp.39-45.
[7] D. URGESI, Annotazioni bibliografiche e documentarie, in A. PROFILO, op. cit., p.382.
[8] A. GAMBACORTA, Giampietro Zullo pittore di Mesagne (1557-1619), in «Almanacco Salentino», a. 1972, pp.255-60.
[9] D. E. RHODES, Un illustre letterato di Taranto: Catald’Antonio Mannarino, in «La Zagaglia», a.1973, n.59, pp.19-26.

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