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Muro Tenente


 

Muro Tenente

di Gert-Jan Burgers

“Ecco il sito, ed ecco il fico che è stato colpito dal fulmine quella sera; lo stesso fulmine che poi subito dopo ha toccato la terra, strappandola e dimostrandoci quello di cui avevamo sempre sognato, di cui ci aveva sempre raccontato il nonno; il tesoro di Muro, il tesoro delle quattro principesse”. Siamo a Muro Tenente, sito in piena campagna mesagnese. Le capre ci circondano, e sembra che anche loro ascoltino con attenzione il loro «capo», il pastore che mi ha appena raccontato una delle tante leggende sul sito. Dopo la sua storia affascinante, il pastore mi chiede cosa faccia, io, a Muro. Gli spiego che da anni stiamo cercando di mettere alla luce una cittadina antica in questo luogo: interi quartieri di abitazioni, lunghe strade, edifici monumentali, magnifiche fortificazioni ed estesi cimiteri, tutti quanti nascosti sotto terra, sotto i suoi piedi, lì a Muro Tenente. Ma non mi crede per niente, il pastore, mi ride in faccia e mi assicura che questo è un luogo pagano, una terra sperduta, un rifugio per le capre e per i tombaroli. Riflettendo su questo «conflitto di prospettive», ho dovuto ammettere che la storia non appartiene soltanto allo studioso, non è proprietà dello storico o dell’archeologo; non esiste una sola verità; ognuno crea la «sua» storia: il pastore la suo, e io, da archeologo, la mia. D’altronde, però, dentro di me c’è la profonda convinzione che la storia non deve spaventare; che un sito archeologico importante come Muro Tenente non lo dobbiamo far perdere dietro ai tombaroli e alle capre; non deve essere lasciato al buio pagano, ridimensionato ad una zona di pascolo. I monumenti storici, dai castelli alle chiese ed alle città messapiche, sono da osservare da una prospettiva positiva, educativa. Anzi, come ho sottolineato in una delle mie ultime relazioni a Mesagne, sono convinto che luoghi come Muro Tenente, una volta ben valorizzati, possono svolgere un ruolo chiave nella valorizzazione del territorio, non solo economicamente o turisticamente, ma anche e soprattutto psicologicamente. Vista da una prospettiva positiva, il territorio diventa tutt'altra cosa rispetto solita campagna periferica, alla zona pagana e sperduta. Il territorio potrebbe diventare un punto centrale, una «cosa vivace», che offre alla gente molteplici spunti per dialoghi culturali ed ambientali. Queste non sono solo parole teoriche, di filosofi con la testa fra le nuvole. No: sono cose concrete, che si stanno evidenziando gia in varie parti d'Italia e d'Europa.

 

E sono contentissimo che sia una evenienza, che si sta verificando anche a Mesagne. È da più d’una decina di anni che il Comune ha compreso come la valorizzazione del patrimonio culturale non si fermi alla città, come elemento isolato in un territorio, che per il resto viene abbandonato a se stesso. Come ci insegnano, appunto, le nuove discipline universalmente condivise dall’Archeologia e dall’Architettura dei Paesaggi, giustamente Mesagne viene percepita come un elemento integrato nel suo ambiente naturale che è il suo territorio, cioè quell’ambito nel quale insistono anche boschi e campi coltivati e soprattutto anche i siti di valore culturale quali sono le masserie, le chiese rupestre e le aree archeologiche. Sui siti archeologici di Mesagne ho iniziato a lavorare più di dieci anni fa. Permettetemi di riflettere un po’ su questo passato recente. Tutto iniziò nel 1987. Allora, studiavo a Lecce con una borsa di studio della Comunità europea. Incuriosito dalle tante antichità del Salento, dai tanti siti sparsi nelle vostre campagne, ho fatto non poche esplorazioni sul campo, tra l’altro con l’amico francese Bruno Bellotti, anch’egli studente europeo presso l’Istituto di Archeologia a Lecce. Una di queste nostre esplorazioni ci portò a Muro Tenente. Non conoscevamo di preciso l’ubicazione del sito, sapevamo soltanto che si trovava sulla vecchia strada tra Mesagne e Latiano. Tutta questa strada l’abbiamo fatta a piedi. Abbiamo camminato per ore, trovando molti siti, ma di Muro Tenente nessuna traccia. Poi, ad un tratto, stanco e con una fame da lupo, abbiamo individuato le imponenti tracce della cinta muraria di Muro. Non c’era dubbio, questo doveva essere l’importante centro messapico di Muro Tenente, già esplorato dalla Soprintendenza archeologica. Questi erano i terreni che nascondevano sotto terra le strade, le case e le tombe di una antica civiltà, una civiltà che, come quella attuale, ha vissuto in questo «paesaggio». Quel giorno, almeno dentro di me è nato un forte desiderio, o meglio la curiosità di indagare questa civiltà antica.

 

Sì, eravamo arrivati a Muro Tenente; ed eravamo arrivati a Mesagne. E ci siamo rimasti; siamo ritornati ogni anno a portare alla luce i «segreti» di Muro Tenente e di quei tanti altri siti archeologici nelle vostre campagne. Quella sera, l’amico Bruno Bellotti ed io siamo tornati a Mesagne. E proprio in quei giorni a Mesagne si organizzò il secondo convegno sulla Puglia Romana. Avendo occasione di ascoltare le ultime relazioni della giornata, quella sera siamo stati invitati a partecipare alla cena conclusiva. Non conoscevamo nessuno a Mesagne, e nessuno ci conosceva. Ugualmente siamo stati accolti con un’ospitalità esemplare. Gli organizzatori, infatti, subito ci hanno fatto sentire a casa, un sentimento che poi non ho più perso. Questa stessa ospitalità l’abbiamo sentita cinque anni dopo, nel 1992, quando abbiamo iniziato le ricerche a Muro. Ricordo soprattutto la grande disponibilità mostrataci dalle successive Amministrazioni comunali. È  da allora che le nostre ricerche archeologiche sono state inserite nel programma comunale di rivalutazione del patrimonio storico-culturale di Mesagne, un programma del quale sono segni concreti il restauro del castello e delle tante chiese. Tale programma è mirato non soltanto a far emergere - a tirare fuori, come si dice nel linguaggio corrente - le ricchezze culturali del paese, ma anche a divulgare i risultati di questi lavori. Come ho sottolineato in apertura, la mia opinione è che le antichità ed i monumenti non appartengo­no sola­mente agli speci­alisti o ad un gruppo selezio­nato di inte­ressa­ti. Siamo obbligati a raccontare la storia! Durante gli ultimi anni ho notato una curiosità, riguardo la storia e l’archeologia, un po' ovunque a Mesagne, non solo da parte dei tanti che sono venuti alle conferenze al castello, ma anche dei mesagnesi in genere e soprattutto dei ragazzi delle scuole. Faccio un accenno, per esempio, alle tante storie e leg­gende che si rac­contano sulle antichità mesagnesi e su Muro Tenente, come quella del pastore che vi ho raccontato. Faccio un accenno anche ai tanti giovani che sono venuti a trovarci sul sito di Muro Tenente, facen­doci una domanda dopo l'altra. Sono contento che le nostre attività nutrano questa curio­sità. Penso che mettere in evidenza il passato con­tribuis­ca a far comprendere che non è solo «passato», ma che esiste anche (e forse so­prattutto) nel presente. Questo passato, inoltre, è di tutti, e soprattutto di tutti quanti vivono in un posto.

 

Credo sia importante ribadire questa mia convinzione e con quest’idea in mente, abbiamo sviluppato tutta una serie di attività focalizzate alla divulgazione dei nostri lavori. Innanzitutto, queste attività hanno riguardato i giovani. Cosi, ci siamo divertiti al primo approccio allo scavo; centinai di ragazzi, infatti, hanno «partecipato» allo scavo, facendo scoperte, piccole ma preziose. Non dimentichiamo, poi, le visite guidate per gli adulti, come anche le relazioni a fine stagione, le pubblicazioni e la mostra didattica, attività che hanno attirato l’attenzione di tanti mesagnesi e di cittadini di un territorio più ampio. Il Comune, infine, è riuscito a presentare un progetto, prevedendo la tutela, la salvaguardia e la fruizione a fini educativi del sito di Muro Tenente. In particolare si distinguono l’analisi, il restauro e l’esposizione dei reperti ritrovati, il restauro e la ricostruzione di una parte delle strutture scavate, l’elaborazione di servizi multimediali (ricostruzioni virtuali), e, la creazione di un museo diffuso sul territorio di Muro Tenente, come dipendenza del museo urbano. Impegnandosi a realizzare tale progetto di salvaguardia di Muro Tenente, il Comune ha compiuto una scelta di grande responsabilità, sia di fronte alla Soprintendenza, sia di fronte ai mesagnesi. Purtroppo abbiamo dovuto costatare che questo progetto per ora bloccato. Speriamo però che, dopo tanti anni di lavoro, non si rischi di restare senza alcun risultato. Ora, che si è fatto maturare tale progetto, non è il caso di concretizzarlo e di realizzarlo?


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