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Guglielmo Nocera (giurista)



All’età di 92 anni è deceduto in Roma, a fine febbraio, un illustre figlio di questa terra, il prof. Gugliemo Nocera, insigne giurista. Era nato a Mesagne nel 1907 ed aveva compiuto, alla stregua di suoi coetanei, gli studi scolastici a Lecce, allora capoluogo dell’intera Terra d’Otranto. E dal capoluogo nella capitale, per seguire la propria vocazione: il diritto. Nocera infatti studia e si laurea nella Regia Università a pieni voti. A 24 anni doveva esser già laureato da un pezzo se il nostro, assieme a Barberio, viene indicato da Alfredo Ascoli nel frontespizio del suo “Corso di diritto civile: Delle obbligazioni”. Nocera, infatti, assieme al collega raccolse le lezioni del maestro, tenute nel corso dell’anno accademico 1930-31, le quali furono pubblicate nella collana della Regia Università della capitale alla fine dello stesso anno 1931 (Roma, Tip. Sanpaolesi, s.d., ma 1931, p. VI-376).

Ma la vita di studio è fatta anche di lunghi soggiorni all’estero con borse di studio. Le biblioteche e gli istituti giuridici di Praga, Parigi e Berlino hanno visto il giovane Nocera approfondire temi e sentieri di ricerca grazie a borse di studio poi, giovanissimo, vince il concorso per la cattedra di Storia del Diritto Romano e insegna in diverse università, tra le quali Perugia che lo ha visto apprezzato docente per 30 anni e preside della facoltà giuridica per ben quattro lustri.

Unanimemente apprezzato, Guglielmo Nocera, Commendatore e Grand’Ufficiale e medaglia d’oro alla cultura, dal 1964 al 1968 è stato membro del Consiglio Superiore della Magistratura e da quegli anni fino alla pensione venne chiamato ad insegnare la Storia del Diritto Romano nell’Università “La Sapienza” di Roma. Del resto, senza voler dare un quadro esaustivo della sua attività di studioso, sulla quale ci riserviamo di tornare, scorrendo gli schedari delle più note biblioteche italiane, notiamo agevolmente il suo percorso culturale, scandito sempre da nuovi sforzi, da quella “curiosità” culturale che spinge ad orientare la ricerca su nuovi fronti di indagine. Ed ecco che prima del secondo conflitto mondiale abbiamo “Il potere dei comizi e i suoi limiti” (Milano, A. Giuffrè, 1940, pp. XI-304) e ancora “Insolvenza e responsabilità sussidiaria nel diritto romano” (Roma, Ed. Italiane, 1942, p. VII-338), che viene inserito nella collana della Regia Università di Roma - Istituto di diritto romano, dei diritti dell'Oriente mediterraneo e di storia del diritto.
Subito dopo la guerra diede alle stampe “Jus publicum,(D.2.14.38), contributo alla ricostruzione storico-esegetica delle Regulae iuris” (Roma, Ed. italiane, 1946, p. 258). E negli anni Sessanta, poi, nel corso del suo lungo periodo di docenza nell’Università di Perugina, ecco “Ius naturale: nella esperienza giuridica romana” (Milano, Giuffrè, 1962, pp. 138; Pubblicazioni dell'Istituto di storia del diritto, Facolta di Giurisprudenza, Università di Perugia).

Come non ricordare poi “Iurisprudentia: per una storia del pensiero giuridico romano”, (Roma : Bulzoni, [1973], p. 100) e “Reddere ius: saggio di una storia dell'amministrazione della giustizia in Roma”, (Roma : Bulzoni, 1976, p. 266)?

L’ultima sua opera, in ordine cronologico, sembra essere “Il binomio pubblico-privato nella storia del diritto” (Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1989, p. 211) che ha avuto due ristampe, la prima nel 1992, la seconda nel 1996, sempre nella collana delle pubblicazioni della Facolta giuridica perugina, segno di un lungo impegno accademico, ricambiato da indubbie soddisfazioni e dall’affetto dei suoi collaboratori.


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