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Notizie su Mesagne


Il M.llo d'Italia GIOVANNI MESSE

 Non sempre le cose (e le persone) sono quelle che sembrano

Che cosa possono avere in comune uomini come Giovanni Messe e Eduardo De Filippo? Nulla, direte, ed è vero, perché sono personaggi agli antipodi: militare di carriera e parlamentare il primo; attore e commediografo, il secondo. Entrambi sono meridionali, rispettivamente mesagnese e napoletano e, forse, è solo questo che li accomuna. Ma, come si sa, la vita è strana e non sempre le cose (e le persone) sono quelle che sembrano, specialmente ad un esame più attento e meno fazioso. Messe si fa onore durante la Grande Guerra, al punto da meritare, tra le altre decorazioni al valore, la Croce dell’Ordine Militare di Savoia e, a conflitto finito e dopo tre ferite in combattimento, la promozione a tenente colonnello per meriti di guerra. Forse poca cosa se si pensa a tutto quello che lui e i suoi arditi del IX Reparto d’assalto fecero in tante battaglie.

Nel luglio del 1919 Messe è assegnato, proveniente da Padova, al 1° Fanteria e nell’agosto è promosso comandante del reparto arditi del Corpo d’armata di Roma, in forza al Deposito del 2° Reggimento bersaglieri di stanza a Trastevere (per ulteriori notizie su Messe: M.IGNONE, Giovanni Messe: l’uomo, il soldato, Brindisi, Editrice Alfeo 1992; M.IGNONE, Giovanni Messe, in “Mesagnesi illustri”, Mesagne 1992, pp.67-91; M.IGNONE, L’ultimo maresciallo d’Italia: Giovanni Messe, in “Studi Salentini”, LXX (1993), pp. 224-234; A.GIAMBARTOLOMEI, Ufficiale manager o heroic leader?, in “40° Raduno nazionale bersaglieri”, Brindisi 1992, in precedenza pubblicato anche dalla “Rivista Militare” nel Quaderno Studi Militari, Roma 1988). A questo punto le strade di questi due uomini, così profondamente diversi, si incrociano. Eduardo De Filippo, non ancora ventenne, è già un attore abbastanza conosciuto, recita da tempo e ha addirittura il privilegio della “serata d’onore”, che, come si sa, è appannaggio unicamente degli artisti più affermati e bravi al punto da essere capaci di esibirsi da soli. A vent’anni il nostro attore dovette saldare i conti con la patria.

È richiamato (in precedenza era stato chiamato alle armi ma subito rispedito a casa perché la guerra era finita) per il servizio di leva nei bersaglieri ed è assegnato al 2° Reggimento bersaglieri di stanza a Trastevere, a Roma. Il reggimento è comandato da Giovanni Messe. Eduardo De Filippo è fortunato: è a Roma e può evitare di interrompere la sua carriera di attore ed interprete della commedia napoletana; ma è addirittura molto fortunato perché il tenente colonnello Giovanni Messe, futuro ed ultimo Maresciallo d’Italia, appena sa della presenza nel suo reggimento del giovane attore ed interprete napoletano, “lo incarica di organizzare delle recite con i soldati”. Si badi bene, non “per” ma “con” i soldati. Due delle più belle e qualificate biografie di Eduardo (FRASCANI, Eduardo, Napoli 1974; GIAMMUSSO, Vita di Eduardo, Milano 1993), riportano tale incontro. Lo stesso Eduardo, molti anni dopo, racconterà: «Scelsi gli elementi più adatti e mi misi al lavoro. I risultati furono eccellenti. Ogni sabato i soldati rinunciavano alla libera uscita per assistere allo spettacolo, che si svolgeva, alle 17, sopra un palcoscenico volante, impiantato nel cortile della caserma. Talvolta, poco prima che la rappresentazione avesse inizio, si udiva squillare la tromba e il comandante della Divisione veniva a prendere posto fra gli spettatori. Ma il suo, in verità, era uno strano modo di prendere posto. Il generale arrivava a cavallo e restava in sella durante la recita.

Visto dalla scena, mi sembrava un monumento.» (in FRASCANI, cit., p.176). Giammusso la definisce una “insolita stagione teatrale” (GIAMMUSSO, cit., p.43). Eduardo, per mettere in scena bozzetti di vita militare e scherzi comici, oltre che servirsi dei commilitoni, chiederà aiuto anche alla sorella Titina, “che evidentemente si prestava a dare una mano al fratello e ai suoi compagni nelle parti femminili” (GIAMMUSSO, cit., p.44). Giammusso riporta che le gerarchie militari, e quindi anche Messe che era comandante del reggimento, “erano assai soddisfatti e non lesinavano lodi. Anzi, permisero a Eduardo di lasciare la camerata per alloggiare in un ripostiglio trasformato in camera da letto abbastanza accogliente. «Là dentro» ricorderà l’attore «scrivevo atti unici o sketch che includevo nel repertorio dei bersaglieri-attori. A sera, poi, lasciavo la caserma per andare a recitare al teatro Valle.» (GIAMMUSSO, cit., p.44). Giammusso fa, poi, alcune considerazioni, naturalmente sul grande Eduardo De Filippo, ma istruttive anche per tutti noi, in quanto ci servono per conoscere meglio un personaggio “controverso” come Messe. Eccole, riportate fedelmente. «Così, invece di essere una fastidiosa interruzione del suo lavoro, il periodo di servizio militare fu una sorta di ulteriore tirocinio, forse anche più produttivo di quanto si possa pensare, poiché con i suoi commilitoni poteva inventare, provare e provarsi più liberamente anche nei ruoli di autore e direttore di compagnia.» (GIAMMUSSO, cit., p.44). Occorre riconoscere che pochi, nel nostro paese, avrebbero scommesso di trovare in Messe simili qualità.

Del resto siamo più propensi a riconoscere i difetti negli altri e meno (nel caso di Messe molto meno) le qualità, anche quando sono così evidenti. Messe, diciott’anni prima, nel 1901, lascia Mesagne per sfuggire alla miseria, figlio di povera gente, onesta ma senza possibilità di dare un futuro ai figli, e decide di partire volontario, animato anche da una vera e propria vocazione per la vita militare. Nel 1919, all’età di 36 anni, ha già collezionato molte medaglie al valore ed è promosso tenente colonnello per meriti di guerra per aver, in pratica, salvato sul Grappa, insieme ai suoi arditi, l’intero 9° Corpo d’armata (ed è per questa ragione che la promozione a tenente colonnello è veramente poca cosa, ma Messe viene dalla gavetta ed è, per giunta un povero meridionale). È bravo nel valorizzare le qualità di un giovane soldato che darà, poi, lustro al nostro teatro e alla nostra cultura. Semplice fiuto e fortuna o dote particolare nel riconoscere il valore delle persone? Questa sarà merce rara nelle alte gerarchie militari italiane, ancora troppo “piemontesi” e sicuramente non pervase da spirito democratico! Non abbiamo appurato chi fosse il generale di divisione che arrivava a cavallo alle rappresentazioni, restando in sella per tutto il tempo; di certo non era Messe (che era tenente colonnello e non generale di divisione), sicuramente “era uno strano modo di prendere posto”.

Marcello Ignone


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