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Lucantonio Resta (1525-1597)



 
di
Mario Vinci

Lucantonio Resta nacque in Mesagne da Donato e Virginia Vernai nel 1525, (in merito si veda: R. JURLARO, Ricerca genealogica sulla famiglia Resta, dattiloscritto presso la famiglia Braccio di Francavilla). La sua famiglia, originaria dalla Dalmazia, si stabilì dapprima a Ragusa (dove troviamo il ramo dei Resta di Ragusa) e successivamente alcuni di loro si trasferirono in Mesagne nei primi del 1500 con Mariano Resta:

La famiglia Resta in Mesagne

Mariano de Resta
(arriva in Mesagne nella II
  metà del XV sec. al seguito di Castriota Scandemberg)
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Giovanni (1)                       Giacomo                         Gaspare (canonico)                        Donato
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Lucantonio                                          Pietro                                                       Leonardo
   
1525-1597                          1550-1662                                       1525-1597
 (vescovo)           capitano di cavalleggeri       sposa Isabella Cantone di Mesagne
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Caterina               Lucantonio                Porzia               Francescantonio            Ludovica            Andronica

                                           1593 – 1654
                                          

(1) da Giovanni si avrà il ramo di Francavilla

Sin da piccolo dimostrò inclinazione per gli studi umanistici ed il padre lo assecondò inviandolo a Nardò per apprendere la grammatica e le lettere, successivamente si trasferì a Napoli ove conseguì la laurea in scienze filosofiche e teologiche. Ritornato in Mesagne e resasi vacante la carica di arciprete di quella Collegiata vi concorse insieme a molti altri. Il Profilo (in Vie, Piazze, Vichi e corti….) afferma che la scelta cadde su Lucantonio Resta per le sue doti dottrinali e di bontà. Antonio Profilo dice anche che “in giovane età generò con donna libera quattro figli: Splandiano, Giovanni, Donato Orazio e Baldassarre”. In merito non abbiamo trovato documenti che potessero convalidare o smentire tale affermazione. Questo in ogni modo non pregiudicò al Resta di vestire l’abito talare, in quanto il Concilio di Trento solo nell’anno 1564 sancì il celibato dei chierici e quindi obbligatorio. La sua nomina ad arciprete avvenne nell’anno 1548,  e fu in questo periodo che riuscì a conseguire la fiducia dei suoi cittadini, grazie soprattutto alla capacità di riuscire ad esprimere una forte carica spirituale, che si espresse nella realizzazione di molte opere, alleviando le sofferenze di molti fedeli, promuovendo la venuta a Mesagne dei Padri Cappuccini, offrendo loro protezione e contribuendo, con il suo denaro, alla edificazione del convento.

Si adoperò, anche, alla costruzione di un ospedale che potesse alleviare le sofferenze degli infermi, arricchì di molti paramenti la Sacrestia della Collegiata e alla stessa fece apportare sostanziali modifiche. Dimostrò particolare attenzione agli ammalati, ai quali esortò pazienza e devozione. Con il denaro che riuscì a raccogliere personalmente, insieme con altri nobili mesagnesi, fece costruire l’organo della Chiesa Matrice, per il quale furono spesi circa 700 ducati. Raccolse denaro e suppellettili sufficienti a maritare molte fanciulle povere. Fece eleggere sei persone che dovevano fare da pacieri per le liti che insorgevano e aiutò i frati dei cinque conventi esistenti in Mesagne nelle opere di carità. L’arcivescovo di Brindisi mons. Giovanni Carlo Bovio, il 26 ottobre del 1565 lo nominò vescovo  di Castro. Resse come vicario anche la Chiesa Metropolitana di Otranto a causa dell’assenza di mons. Antonio de Capua, trattenuto tra i Padri del Concilio di Trento. Lucantonio Resta fu molto amico del vescovo di Nardò Cesare Bovio, fratello di Giovani Carlo, il quale lo onorò con alti incarichi. Durante un suo breve soggiorno a Mesagne, nel 1576, ebbe modo, mentre si celebrava la messa Pontificale dell’Ascensione e Pentecoste, di verificare l’esiguità di spazio a disposizione dei fedeli presenti e si adoperò affinché l’Università provvedesse ad apportare delle modifiche, spostando il Coro alle spalle dell’altare maggiore, nel contempo fece costruire sotto lo stesso, una Cappella dedicandola al SS. Crocifisso e decorandola con stucchi pregiati e reliquie di molti Santi, fondando anche un beneficio, di patronato della sua famiglia.

Durante la permanenza a Castro, Lucantonio Resta fu oggetto di accuse verbali e di vere persecuzioni da parte di alcuni maldicenti, probabilmente a causa del trasferimento della sede vescovile nella vicina Poggiardo, dovuta a motivi di sicurezza per le numerose incursioni dei turchi sulle coste salentini. Gli storici locali adducono anche un’altra motivazione, forse più attendibile, almeno a dire del Profilo, il quale dice che il Resta cadde in sospetto di luteranesimo e che non volle sottomettersi ai decreti tridentini per quanto concerne il celibato dei chierici e per questo la Curia romana lo assoggettò a procedimento inquisitorio. Le conferme di queste incomprensioni potrebbero ricercarsi nella corrispondenza che mons. Resta ebbe con Carlo Borromeo, allora Segretario di Stato del pontefice Pio IV. In una di queste lettere, infatti, si legge della disastrata condizione economica della diocesi di Castro, da molti anni abbandonata e distrutta dalle incursioni del 1537. È da ritenere, pertanto, che le incomprensioni tra clero, cittadini e il Resta furono frutto di pettegolezzi ben orchestrati, messi in giro da qualcuno cui mons. Resta risultava scomodo. È da evidenziare, anche,  il fatto che  molti si consacravano al sacerdozio non certo per spirito  di vocazione, ma perché spinti da interessi materiali, sia economici che di prestigio sociale, dal momento che il clero era esentato da ogni gabella e godeva di immunità di ogni genere.

I mesagnesi, venuti a conoscenza delle offese rivolte al loro illustre concittadino, pensarono di dargli un valido aiuto attestando, in pubblico parlamento del 10 febbraio del 1578, con il sindaco, gli eletti e gli auditori, le doti e le opere realizzate in Mesagne da Lucantonio Resta. L’11 agosto del 1578 fu trasferito nella Diocesi di Nicotera. Vi rimase per tre anni,  vi tenne due sinodi ed effettuò più volte delle visite pastorali nella diocesi. Nel 1580 intervenne al sinodo provinciale di Reggio. Il 30 aprile del 1582 Papa Gregorio XIII (1572-1585) decise di nominarlo Vescovo di Andria, per migliorarne le sue condizioni e per gratificarlo rispetto alle precedenti sedi assegnatole. “Mons. Resta fu uomo d’alta mente, di singolare santità e di straordinaria erudizione”, così  esordisce il canonico Agresti nell’introdurre Lucantonio Resta nuovo vescovo di Andria. Appena arrivato in quella città diede alle stampe il libro “Costitutiones Diocesanae Synodi Andria Anno Christi 1582”. Con la pubblicazione di questo libro, mons. Resta si proponeva di attuare una riforma dei costumi, troppo libertini in quella diocesi. Infatti appena giunto in Andria aveva appreso di alcuni  processi a carico di prelati, pendenti presso la curia; il duca Fabrizio II Carafa aveva furbescamente fatto sottrarre e sequestrare le carte di questi processi per coprire i gravi delitti di cui si erano macchiati i preti della diocesi. Ebbe, così, inizio una dura lotta tra il duca Carafa e mons. Resta, il quale fu indotto a ricorrere a papa Clemente VIII, che rivolse severi rimproveri al duca minacciandolo delle pene canoniche.

Il libro divenne celebre nella storia della Chiesa, fu stampato ed emendato dalla Santa Congregazione del Concilio ed inserito nell’ultima edizione dei Concili. Nel 1586 dava alle stampe la messa e l’intero Ufficio del Protettore S. Riccardo. Nel 1593 per i tipi Guglielmo Facciotti di Roma pubblicò la sua opera più importante “Directorium Visitatorum ac Visitandorum cum praxi, et formula generalis Visitationis”, una guida ai vescovi nelle loro visite pastorali. Nell’opera venivano anche inserite le regole da lui dettate per le monache Benedettine di Andria. Nel 1592 fu affetto da una grave calcolosi renale e, ritenendosi in pericolo di vita, invocò la grazia di S. Maria dei Miracoli di Andria. Riuscì ad espellere i calcoli e, considerandolo un miracolo, volle ringraziare la Vergine con pubbliche manifestazioni e processioni. Fece finanche costruire a proprie spese in Mesagne la chiesetta dedicata alla Vergine dei Miracoli nel nascente Borgo nuovo. In Andria costituì invece la Confraternita dedicata sempre alla stessa Vergine. Dopo una vita spesa al servizio della Chiesa e dei fedeli, si spense in Andria nel 1597. La sua salma fu seppellita nella Cappella di San Giuseppe in Andria.

In Mesagne non esiste più niente che possa testimoniare i fasti della nobile famiglia Resta e dello stesso Lucantonio. Le uniche cose ancora visibili che, per inciso, meriterebbero un adeguato restauro, sono due stemmi rimossi dal loro sito originale ed inseriti su nuovi edifici. Il primo lo troviamo sul portale del palazzo del XVII secolo, sito in Via Albricci, al civico 26, proprietà Scazzeri; l’altro stemma è poco distante dal precedente e si trova nella costruzione del XVIII secolo, ad angolo tra vico Braccio e Via Albricci al civico 35, di proprietà eredi Pasimeni. Su entrambi gli stemmi sono raffigurate le insegne araldiche di mons. Resta: di azzurro alla fascia arcuata di oro caricata del motto CHARITAS in lettere nere e accompagnate nel capo, a destra, dalla croce d’oro di Malta e, a sinistra, da una stella di otto raggi dello stesso, mentre, in punta, da una armatura d’argento. Non molto lontano da questa via, precisamente in via A. Profilo vi era il sontuoso palazzo appartenente alla famiglia Resta, demolito agli  inizi degli anni sessanta per far posto ad un’area di parcheggio a servizio di una banca, senza che gli organi preposti alla salvaguardia dei beni architettonici e culturali opponessero alcuna resistenza. Un grido d’allarme, per il danno che si stava perpetrando, fu lanciato dallo storico mesagnese Antonio Franco con un articolo apparso sul “Corriere del Giorno” di Taranto del 27 dicembre 1963: «Così vengono curati i nostri antichi monumenti – A Mesagne per costruire una banca è stato abbattuto un palazzo del ‘500». A noi oggi non resta che un disegno, eseguito dal pittore francavillese Augusto Camassa. Una pregevolissima tela raffigurante monsignor Lucantonio Resta in abiti episcopali, di dimensioni naturali, è, invece conservata nell’antico palazzo Resta di Francavilla Fontana, proprietà Braccio. L’opera fu eseguita dal pittore Vincenzo Zingaropoli (1779-1836), e in basso a destra è riportata l’arma araldica dei Resta, mentre sulla sinistra vi è una legenda, ricavata dallo Zingaropoli quasi certamente da una vecchia pergamena.


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