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Eugenio Santacesaria (1897-1937)


     
 
di
Dino Levante

Il 26 marzo 1937 la Prefettura di Lecce invia a Roma, tanto alla Divisione di polizia politica quanto alla Direzione generale di Pubblica sicurezza, Divisione Affari generali e riservati, Casellario politico centrale del Ministero dell'interno, una informativa con oggetto: Radiotrasmissioni da Barcellona [1]. Nella comunicazione si fa riferimento ad una intercettazione radiofonica effettuata dal locale comando della 152ª Legione della Milizia volontaria sicurezza nazionale e si afferma che

“[…] ieri 21 corrente, da un apparecchio radio a 7 valvole, alle ore 23.45, sono state intercettate trasmissioni provenienti da Barcellona da una stazione ad onde corte sulla lunghezza di m 28. Le notizie furono trasmesse in lingua italiana ed alla stazione trasmittente si qualificò il fuoriuscito italiano Refolo Pietro [2] [...]. Il detto Refolo Pietro ha dapprima commemorato un compagno comunista caduto in Ispagna in combattimento e poi ha letto un elenco di prigionieri italiani volontari combattenti, citando nome, cognome, luogo di origine fra cui due provinciali, uno di Melissano. Ha assicurato che detti prigionieri hanno fra i rossi ottimo trattamento che sarà pure riserbato ad eventuali altri prigionieri che potessero essere catturati. Ha pregato, infine, i radioascoltatori di avvisare di ciò le famiglie [...]”.

Sempre in quella relazione il prefetto di Lecce, Pietro Bruno, afferma poi che “da corrispondenza testé inviata dai familiari, il noto fuoriuscito Refolo Pietro sarebbe tuttora residente a rue de Belleville 118, Paris, XX” e lo stesso indirizzo viene confermato anche nella lettera che il 4 aprile 1937 sempre la prefettura leccese invia nuovamente al competente Ministero “per cui lo stesso, non può aver parlato alla radio da Barcellona, la sera del 21 detto mese”; coglie comunque l'occasione per trasmettere uno stralcio della lettera inviata da Refolo alla moglie e proveniente da Parigi con la data 30 marzo 1937. Questo il brano: «Mi figuro quale sarà stata la tua sorpresa... e quella degli altri per la comunicazione della radio. A dirti il vero pero non so proprio come sia avvenuto ciò. Intanto sappi che i! morto non è Santo Semeraro, ma bensì il suo povero cugino Eugenio Santacesaria il quale, partito volontario in Spagna, è caduto pochi giorni dopo [essere] arrivato. Essendo il più anziano dei suoi comprovinciali ebbi il doloroso incarico di dire di lui a quelli che son restati» [3].

Nel carteggio di Pietro Refolo, attualmente custodito presso la "Bibliotheca Minima" di Novoli, è conservato un ritaglio di giornale (probabilmente si tratta dell’“Avanti!” del 7 marzo 1937), con il suo articolo commemorativo dal titolo Ricordi su “Carloni”, nomi di battaglia di Eugenio Santacesaria, che qui riportiamo integralmente:

«Ricordo come se fosse ieri il nostro primo incontro. Fu in un convegno del Partito socialista, verso la fine del 19 20. Avevi finito allora, Carloni, il tuo servizio militare nella Marina ed eri entrato nel movimento socialista con tutto l’ardore dei tuoi vent'anni, ma con la convinzione di un uomo maturo. Eri tornato dal Mar Nero ove avesti occasione - specie ad Odessa - di constatare con quanto entusiasmo si battevano i proletari russi contro le forze organizzate della reazione internazionale e pel trionfo della rivoluzione bolscevica. Non volesti restartene appartato e ti lanciasti a capofitto nel movimento con la sicurezza di compiere il tuo dovere. Ti ebbi cosi, quasi sempre, al mio fianco, il più audace e il più fido, in ogni occasione, in ogni battaglia, circondato sempre dall'affetto e dalla stima dei più vecchi i quali avevano riscontrato in te tutte le qualità di un futuro capo. Ma tu te la ridevi, sempre indifferente a tutti gli elogi, eri orgoglioso solo della grande opera compiuta, insieme a pochissimi altri nella tua Mesagne (in provincia di Bari) [sic], in quella Mesagne che da feudo riservato a pochi detentori di ricchezze, era diventata una delle città rosse della rossa Puglia. Passarono alcuni anni…, e quando tutta l'Italia ufficiale era già sottomessa al fascismo, la tua Mesagne non voleva cedere e non cedeva. Così arrivammo all’11 novembre del 1924. Il fascismo da oltre due anni deteneva il potere, e voleva che anche Mesagne si sottomettesse. L’11 novembre, giorno di «festa nazionale», era stato scelto per «fare il colpo», ma tu ed i pochi che erano rimasti fidi lo avevate preveduto ed avevate prese tutte le misure necessarie per contrapporvi con la forza. Indimenticabile gloriosa giornata. Il suono di Giovinezza si tramutò nel suono di Bandiera Rossa. La sede del fascio fu invasa; i contadini, da te diretti, erano ridivenuti i veri ed autentici padroni della loro cittadina. Dopo un’ora, a cercarlo con la lanterna di Diogene, in tutta Mesagne non si trovava più un fascista; erano tutti scappati. Poi... poi le centurie fasciste, ma a centinaia e centinaia, carabinieri, poliziotti e soldati invasero la tua bella cittadina, e la reazione fu terribile. Venisti all'estero, ma l’ira della reazione ti perseguitava anche in terra straniera, e fosti espulso da due o tre paesi. Col nome di Carloni che allora assumesti impararono ad amarti tutti i compagni; con questo nome continuasti a militare nelle file del Partito massimalista fino al giorno in cui, per l’entusiastica adesione data al Fronte unico, non fosti messo alla porta, insieme ad altri compagni i quali come te credevano e credono alla possibilità della unificazione di tutte le forze sane del nostro paese. Incapace di vivere senza la disciplina ferrea di un partito, ritenesti tuo dovere iscriverti al Partito comunista nel quale in pochissimo tempo non ti fu difficile accattivarti la stima ed il rispetto dei capi. E quando il popolo spagnolo fu costretto a prendere le armi per la difesa delle sue libertà, tu mi dicesti: «Il mio posto è in Spagna». Non appena arrivato in Ispagna stessa, tu chiedesti, con insistenza, di essere inviato sulla linea del fuoco. Il tuo desiderio fu soddisfatto, il tuo voto fu esaudito. E sei caduto, come cadono gli eroi, come seppero cadere nel passato i vecchi garibaldini: con la convinzione che dal tuo sangue versato per difendere la libertà della martoriata Spagna, germoglieranno altri mille e mille eroi che conquisteranno le libertà perdute dal nostro povero paese. Eugenio - ti chiamo oggi cosi come sempre ti ho chiamato -, il vuoto che tu ci lasci è immensamente grande, come grande è il sacrificio che tu hai compiuto. I compagni del Fronte Unico di Montmartre, quelli della Sezione XVIII dell’A.F.I.A.C. [Associazione franco-italiana antifascisti combattenti], tutti i militanti politici, tutti gli antifascisti oggi hanno scritto il tuo nome nel libro d’oro degli eroi. Io - pur essendo orgoglioso del tuo sacrificio eroico - trascinerò nei giorni che mi restano quello che è stato e rimarrà il più tremendo dolore della mia vita: il dolore della tua scomparsa. Eugenio addio!».

Abbiamo cominciato questo contributo su Eugenio Santacesaria con il lungo “ricordo” di Pietro Refolo, pubblicato nel 1937, per due motivi: primo, far immergere direttamente il lettore in quello che era il clima politico nel quale ha operato l'esponente mesagnese, iniziando proprio dalla morte; secondo, perché da quello stesso 1924, ricordato da Refolo nel suo articolo, parte anche la documentazione sul conto di Santacesaria conservata presso l'Archivio Centrale dello Stato a Roma [4]. Sebbene dalla citata testimonianza di Refolo sappiamo che già “verso la fine del 1920” Santacesaria avesse partecipato ad un convegno del Partito socialista italiano, resta comunque incolmabile il vuoto per gli anni che vanno dal 1920 al 1924. Né la documentazione consultata ha fornito ulteriori elementi che potessero chiarirci quegli avvenimenti mesagnesi dell’11novembre 1924 ricordati da Refolo. Il fascicolo del Casellario politico centrale venne redatto il 10 agosto del 1925 dalla Prefettura di Lecce ma già al suo interno conteneva una prima segnalazione prefettizia nella quale si informava il Ministero dell'interno che il 16 dicembre 1924 il “sovversivo” Santacesaria “intervenne ad una riunione indetta fuori porta Napoli di quella città, nell'abitazione dell’amante del compagno di fede Monaco Ippazio, ma per l'intervento della polizia non ebbe luogo”. Dopo quattro giorni la Divisione affari generali e riservati del Ministero, in seguito a quanto riferito, chiede al prefetto leccese di disporre nei riguardi di Santacesaria “una conveniente ed oculata vigilanza, e di provvedere, nel caso diventasse elemento pericoloso, alla compilazione e trasmissione della di lui scheda biografica, corredata del relativo ritratto fotografico” [5]. Il prefetto di Lecce, Augusto Marri, invia quanto richiesto da Roma con lettera del 10 agosto 1925, cioè le informazioni ricevute dalla Sottoprefettura di Brindisi.

Eugenio Santacesaria, di Vito e Addolorata Semeraro, nato a Mesagne il 1° giugno 1897, di professione elettricista, viene definito “comunista”, ma anche “socialista massimalista” ed il fascicolo personale contiene inoltre altre qualifiche e indicazioni tra le quali quelle di “attentatore”, “pericoloso”, da “fermare” e “arrestare”, “iscritto nella Rubrica di frontiera” e nel “Bollettino ricerche”, strumenti, questi ultimi, destinati alle forze dell'ordine di frontiera impegnate nel rintracciare i rifugiati politici all'estero. La Scuola di polizia scientifica il 23 agosto 1925 provvede intanto a riprodurre, in sei copie, la fotografia di Santacesaria inviata da Lecce a Roma, in modo che si possa distribuire ad agenti e “fiduciari” al fine di ottenere notizie sul conto del sorvegliato che risultava già residente all'estero. Ed una prima conferma che lo schedato Santacesaria, alias "Raschidieddu" (probabile soprannome dialettale), si trovi fuori dall'Italia, si ha il 16 marzo 1928 quando il primo prefetto di Brindisi, Ernesto Perez, comunica a Roma che “attualmente trovasi nel Lussemburgo, e propriamente ad Esch, unitamente al suo compagno di fede Giovanni Poci”. Di conseguenza il 28 marzo il Ministero chiede alla R. Legazione italiana a Lussemburgo di “disporne il rintraccio e la vigilanza informando poi [...] sull'attività politica che esplica nel Granducato”. Il 3 aprile 1928 il direttore capo della divisione di polizia politica invia un appunto alla Divisione Affari generali e riservati del Ministero riferendo che “nella revisione della corrispondenza postale la R. Prefettura di Brindisi ha rinvenuto una lettera, che si acclude in copia, del comunista Santacesaria Eugenio di Vito da Mesagne, residente nel Lussemburgo e diretta al fratello Americo, operaio presso quel deposito locomotive. Essa è stata trattenuta perché contiene frasi offensive per il regime […].  La lettera, inviata effettivamente da Esch, porta la data 6 marzo 1928 e contiene tre messaggi indirizzati al padre, alle sorelle e al fratello Americo. Questo il testo:

«Carissimo padre, ricevetti la vostra ultima a Bruxelles e non risposi subito perché avevo intenzione di venirmene qui. Ho cambiato di residenza ed anche di stato per essere insieme a Nino Poci. Qui la vita è migliore che a Bruxelles, si guadagna di più e si può mangiare la cucina italiana. Mi accennate della procura, vi feci sapere che ci vogliono circa 200 FR. ed io non sono affatto disposto a regalare questa somma proprio a chi 200 meriterebbero pallottole nello stomaco. Io sto bene, mi auguro che anche voi stiate bene. Indirizzate: 36 Rue Adolf Emil, Esch s/Alz (Luxemburg) Saluti e abbracci a tutti.
Carissime sorelle, se vi si darà l’occasione di incontrare qualcuna delle sorelle di Nino gli direte che non si preoccupassero affatto per lui, perché ritornerà quando potrà ritornare senza alcuna molestia Perciò non insistessero affatto sul suo ritorno, poiché sarebbe insensato solamente il pensarlo. Loro vivono nelle nuvole e non vedono neanche ad un palmo di distanza dal loro naso. Credo che quando si è tanto ingenui non vale la pena neanche di vivere. Inoltre gli farete questa domanda: preferiscono saperlo qui in buona salute al sicuro di certi mali, oppure in Italia in qualche luogo poco igienico per la salute pubblica? E intanto gli farete i miei saluti.
Carissimo fratello, ti sei spinnacchiato per la lettera smarrita? e se anche sia andata a finire nelle mani di quell’idiota e imbecille, cosa vuoi che ne faccia? Gli potrà servire ad un servizio e cioè quello del ... Lui è stato l’ultimo a conoscere il mio indirizzo, figurati che anche il portinaio della Prefettura lo sapeva. Hai forse paura che mi inviasse qualche spedizione punitiva? Più di quello che mi hanno fatto non potevano farmi. Ma ormai ci sono tanto abituato che non mi fa più caso, arrabbiarsi per cosi poco non ne vale proprio la pena. Finiranno per stufarsi. Con un’altra mia ti domandavo se ti sei fissato a Brindisi oppure a Mesagne, e dove abiti, ma intanto ti sei sempre dimenticato rispondermi su questo soggetto. Non mi prolungo perché ho sonno. Abbiti i più affettuosi saluti unitamente a tua moglie
aff.mo Eugenio».

Il 7 aprile 1928 il Ministero dell'interno invia due lettere, nella prima comunica il nuovo indirizzo di Santacesaria alla rappresentanza italiana a Lussemburgo per le opportune verifiche, mentre nella seconda sollecita la Prefettura di Brindisi affinché informi sui “precedenti politici e sociali dell'operaio presso codesto deposito locomotive Santacesaria Americo, fratello al noto comunista Eugenio attualmente nel Lussemburgo”. A quest'ultima richiesta ministeriale il prefetto brindisino risponde il 17 aprile informando che Americo Santacesaria “è di buona condotta morale mentre politicamente ha professato principi sovversivi. Appartiene a famiglia i di cui componenti, ad eccezione di qualcuno, sono sovversivi ed uno, Eugenio, fuoriuscito, trovasi attualmente nel Lussemburgo. Il Santacesaria Americo è operaio aggiustatore presso il locale deposito locomotive ed è iscritto alla Sezione dei ferrovieri fascisti. Attualmente non esplica alcuna attività e tiene contegno molto riserbato”. La conferma della residenza lussemburghese di Eugenio Santacesaria giunge a Roma il 20 aprile dalla Regia Legazione d’Italia a Lussemburgo la quale tiene a precisare che il socialista è giunto ad Esch sur Alzette il 12 marzo dello stesso anno e a rassicurare il Ministero che non mancherà di segnalare ogni rilievo sul suo conto. Di quest’ultima notizia l’8 maggio 1928 il ministero mette a conoscenza anche il prefetto di Brindisi. Ma l’opera d’informazione sul conto dei componenti la famiglia Santacesaria non termina con le notizie su Americo. Infatti il 26 aprile la Prefettura brindisina invia al Ministero un’altra scheda. Essa inizia soffermandosi su Domenico, nato a Mesagne l’8 ottobre 1881, del quale afferma che «[...] per il passato era ritenuto in pubblico di idee sovversive, anche perché, nelle elezioni amministrative svoltesi in Mesagne nel 1921, fu eletto consigliere comunale nella lista dei candidati socialisti. Dopo l’avvento del fascismo insieme ad altri consiglieri della maggioranza fece domanda per essere iscritto al Partito nazionale fascista, ma la sua richiesta venne respinta per i precedenti politici suoi e della sua famiglia. Difatti, il fratello Eugenio, già emigrato in Francia ed attualmente nel Lussemburgo, è notoriamente sovversivo, e fa parte del gruppo fuoriusciti; il fratello Ernesto per un certo tempo, fu inscritto al Pnf ma, dopo qualche anno, fu espulso per indisciplina, ed un altro fratello a nome Americo, operaio aggiustatore presso il deposito locomotive di Brindisi, per il passato, ma non apertamente, si dimostrò ostile al fascismo. Nel luglio 1926, in una perquisizione nell’abitazione del padre furono rinvenute nascoste n. 5 fotografie del defunto on.le Giacomo Matteotti, un opuscolo intitolato “La mano occulta della massoneria” ed altro sulla rivoluzione russa, nonché molte copie del giornale “Avanti!”».

Che Eugenio Santacesaria sia un “sovversivo pericoloso, perché dotato di buona intelligenza e gode ascendente nelle masse”, lo conferma il 7 maggio 1928 il prefetto di Brindisi, Perez, al Ministero dell’Interno in una comunicazione nella quale si fa pure riferimento alla sua permanenza all’estero scrivendo che “[...] Dopo l’avvento del fascismo al governo, emigrò in Francia e dopo qualche tempo ritornò a Mesagne continuando a svolgere propaganda antinazionale. Vistosi però attentamente vigilato nel 1926 ritornò in Francia ed attualmente trovasi ad Esch nel Lussemburgo”. Uguale informazione viene poi inviata da Roma al R. Consolato Generale d'Italia a Charleroi il 22 maggio 1928. Continuano gli accertamenti sulla famiglia Santacesaria: il 30 agosto 1928, sempre la Prefettura brindisina invia al ministero una nota informativa a proposito di un'istanza (forse d’iscrizione al Pnf) a firma di Domenico Santacesaria, “facendo presente che, dagli accertamenti eseguiti, è risultato che in passato la famiglia del ricorrente, specialmente prima della morte del padre, era ritenuta sovversiva anche perché, proprio il Domenico fu consigliere di maggioranza nell’amministrazione socialista del Comune di Mesagne. Attualmente però i fratelli Santacesaria, residenti in detto comune, non danno motivo a sospetto sulla loro condotta politica ed anzi si sforzano di dimostrarsi fedeli al regime. Il Santacesaria Domenico, chiese, nel 1925, l’iscrizione al Partito fascista, ma la sua domanda non venne accolta. Il fratello Ernesto é iscritto al Partito fascista di Bari. Il fratello Americo, operaio meccanico presso questo deposito locomotive é iscritto a questa sezione ferrovieri fascisti. Gli altri fratelli, Armando e Vincenzo, non hanno precedenti politici. L’unico effettivamente sovversivo è il fratello Eugenio, che trovasi fuoriuscito in Francia. Un altro fratello, a nome Cosimo, è sottufficiale nella R. Marina. Per quanto sopra si può concludere che attualmente i fratelli Santacesaria residenti a Mesagne non sono da ritenersi elementi sospetti”. Il 6 settembre 1928 la Regia Legazione d'Italia a Lussemburgo informa il Ministero romano che il “comunista” Eugenio Santacesaria “è stato espulso da questo Granducato l’8 agosto scorso, per mene comuniste e perché già espulso dalla Francia e dal Belgio. Credo ch’egli si sia diretto nella Sarre”. Al R. Consolato italiano a Metz chiede informazioni il Ministero dell’Interno, inviando anche una riproduzione fotografica, il 24 novembre 1928, pregandolo “di disporre il rintraccio e la possibile vigilanza riferendo ogni utile conseguenza”. Nella stessa lettera viene richiesta alla Prefettura brindisina “la inserzione nella rubrica di frontiera per fermo, perquisizione e vigilanza nel caso di rientro” in Italia, provvedimento che da Brindisi viene confermato come già adottato con missiva del 3 dicembre 1928. Intanto il 18 agosto 1929 il Ministero dell'interno scrive nuovamente al R. Consolato italiano a Metz chiedendo di fornire sollecito riscontro alla richiesta di informazioni già inoltrata nel novembre dell’anno precedente.

Il compito degli organismi repressivi italiani, specialmente all'estero, non è tra i più facili e lo si evince da una fitta corrispondenza dagli esiti negativi tra Ministero, Consolati, Legazioni. Eugenio Santacesaria resta “irraggiungibile”, sebbene la sua presenza venga segnalata in più di un Paese. Il 25 novembre 1929 lo “schedato comunista” risulta espulso dalla Francia. Un ulteriore sollecito al R. Consolato italiano a Metz viene intanto inviato il 31 gennaio 1930 e da questi giunge risposta al Ministero il 14 marzo anno VIII. Il console nella lettera afferma che “malgrado le continue attive ricerche fatte esperire nel territorio della Saar (o Sarre?) non mi è stato finora possibile rintracciare l'individuo in parola. Non è escluso che egli si trovi egualmente in detto territorio nascondendosi sotto false generalità, come è pure ammissibile che egli non abbia fatto alcuna dichiarazione di residenza presso le locali autorità, ciò che rende estremamente difficile il suo rintraccio. Egli rimane nondimeno iscritto nella rubrica ricerche di questo R. Ufficio e mi farò premura di informare l’E.V. sulle eventuali emergenze”. Il 3 maggio 1930 al Ministero dell’Interno giunge una lista di comunisti residenti nel Belgio inviata al Ministero degli affari esteri dal R. Ambasciatore in Polonia, elenco fornito all’addetto militare a Varsavia dall’Ufficio informazioni dello Stato maggiore polacco. Nella lista di oltre 200 nominativi risulta iscritto Eugenio Santacesaria. Anche dal console generale a Parigi, il 5 maggio 1930, giunge la segnalazione al Ministero degli Esteri e da questo al quello dell’Interno che Santacesaria risulta tra gli iscritti alla sezione di Parigi del Psi. Il 10 maggio il prefetto di Brindisi, Perez, comunica che “malgrado le indagini e le più particolari ricerche esperite non è stato possibile precisare l’esatto recapito del comunista Santacesaria Eugenio fu Vito. Vuolsi risieda a Marsiglia o a Lione, ma ciò non è stato possibile assodare con dati di fatto, poiché egli non scrive nemmeno ai parenti da parecchio tempo”. Nella documentazione conservata nel fascicolo intestato a Eugenio Santacesaria vi è anche una “informazione confidenziale” datata 12 marzo 1930 della Divisione di polizia politica giunta al Ministero dell'interno il 12 maggio 1930; nel documento sono riportati i componenti la sezione del PSI di Parigi [6] e tra questi non compare Santacesaria sebbene vi sia un non meglio identificato Mario Canoni (in un ulteriore elenco del 17 maggio 1930 non risulta avere precedenti né negli atti del Consolato né in quelli dell'Ambasciata). Prende dunque consistenza l’ipotesi già avanzata dal console italiano a Metz, che cioè Eugenio Santacesaria vada ricercato sotto altre generalità, deduzione alquanto semplice ma per giungere alla quale i primi elementi arrivano dopo quasi sei anni di ricerche dagli esiti non proprio soddisfacenti. Il Ministero dell'interno il 15 giugno 1930 chiede all'Ambasciata italiana a Parigi di “voler disporre indagini per conoscere le complete generalità e luogo di nascita” del non meglio identificato Mario Carloni che risulta iscritto alla sezione del PSI di Parigi. Intanto, per facilitare le previste ricerche all'estero, lo stesso ministero il 25 giugno 1930 si preoccupa di far riprodurre in 10 copie la fotografia di Eugenio Santacesaria dalla Scuola superiore di polizia a Roma.

Il 3 luglio 1930 giunge al Ministero dell'interno la lettera datata 20 giugno 1930, con la quale il console d'Italia a Marsiglia comunica a Roma “che malgrado le più accurate indagini esperite non si è potuto addivenire al rintraccio del comunista schedato”. Manca ancora una risposta alla richiesta di informazioni inoltrata al Consolato a Lione ed il Ministero sollecita un riscontro il 7 luglio l93O. Esito negativo hanno anche le ricerche sul conto di Mario Carloni svolte a Parigi dall'Ambasciata italiana che invia a Roma un telegramma il 14 luglio 1930. Degli scarsi risultati ottenuti scrive il Ministero dell’Interno l’8 ottobre 1930 al prefetto di Brindisi pregandolo di tenerlo informato “di ogni utile notizia che venga a risultare circa l’attuale recapito del Santacesaria”. Il nuovo prefetto brindisino, Francesco Rosso, risponderà alla richiesta di Roma il 29 ottobre 1930 informando il Ministero che “dall’epoca in cui emigrò in Francia non ha dato più notizie di sé neanche ai propri congiunti”. Passano intanto tre anni prima di poter aggiungere qualche elemento in più sul conto di Eugenio Santacesaria. Il 18 maggio 1933 il Ministero dell’Interno invia un telegramma ministeriale ai prefetti del regno e al questore di Roma con il quale “Raccomandasi disporre attenta vigilanza per conseguire fermo, qualora tentasse entrare Regno Santacesaria Eugenio [...] residente Francia ove est noto sotto cognome Carloni nato a Milano stop Santacesaria sedicente Carloni est elemento pericoloso et molto attivo nel campo antifascista stop Prenderebbe parte ad ogni tentativo di preparazione di attentati nel Regno stop Est anche in rapporti con pericolosi esponenti gruppi repubblicani et anarchici fuoriusciti residenti Francia stop”. Dopo quasi nove anni di ricerche si è giunti dunque ad alcune conclusioni: Eugenio Santacesaria sarebbe rifugiato in Francia sotto il nome di Mario Carloni.

In conseguenza delle ultime notizie acquisite il Ministero dell’Interno scrive al prefetto di Brindisi, richiamando particolare attenzione sul conto di Santacesaria, elettricista, “[...] attualmente residente a Parigi, in quanto elemento pericoloso e molto attivo nel campo antifascista, per la parte che suole prendere ad ogni tentativo di preparazione di attentati nel Regno. Il Santacesaria, che da codesti atti risulta comunista schedato, a Parigi risulta iscritto nel Partito socialista massimalista, del cui Consiglio direttivo è membro. D’altra parte, il Santacesaria risulta legato da intimità di rapporti con Raffaele Rossetti ed altri pericolosi esponenti di gruppi repubblicani e anarchici fuoriusciti in Francia, quali Refolo Pietro, Semeraro Sante, Diotallevi Angelo, Mastrodicasa Leonida, Nozzoli Quisnello. A Parigi, ove abiterebbe al n. 33, rue Angouléme, conduce vita apparentemente ritirata”. La lettera termina con la conferma che Eugenio Santacesaria “negli ambienti è noto sotto il nome di Carloni da Milano. Alla richiesta inviata dal Ministero dell’Interno alla Divisione di poli zia politica il 18 maggio 1933, nella quale si prega “di far conoscere se sia il caso di richiedere notizie sull’attività politica del Santacesaria all’On. Ministero degli affari esteri o se si debbano ritenere esaurienti, siccome provenienti da fonte attendibile, quelle fornite da codesta On. Divisione”. Il 2 giugno 1933 risponde quest’ultima fornendo ulteriori informazioni sulla permanenza in Francia di Eugenio Santacesaria: “Viene riferito che il noto socialista [...], sedicente Carloni, ebbe dal fuoriuscito Rossetti Raffaele la proposta di andare a lavorare per conto suo unitamente ad altro individuo sconosciuto, in località fuori Parigi nei primi del corrente mese. Il lavoro in questione avrebbe dovuto durare diversi giorni e sarebbe stato compensato dal Rossetti con 50 franchi al giorno oltre le spese. Non è stato precisato dal fiduciario né di quale lavoro possa trattarsi né in quale località il Santacesaria intenda portarsi”.

Il 26 luglio 1933 in una comunicazione proveniente da “fonte fiduciaria” viene riferito al Ministero dell’Interno che «Ha recentemente avuto luogo a Parigi il congresso socialista massimalista, conclusosi con la elezione dei nuovi componenti la “direzione” nelle persone di: Balabanoff, segret. generale e direttrice dell’“Avanti!” (che sarà pubblicato ogni 15 giorni); Simonini (alias Mariani Dino) vicesegretario, il quale ritornerà a stabilirsi a Marsiglia; Monchelli; Burgassi; Taroni; Semeraro; Marchisio; Focardi; Massignan [...]». Tra i rappresentanti per la sezione di Parigi vi è anche Eugenio Santacesaria (alias Carloni). Il 29 luglio 1933 sempre dal Ministero parte una richiesta al prefetto di Brindisi con la quale “Si prega di trovar modo di accertare il recapito attuale all'estero del soprascritto individuo, riferendo”. Conferma della residenza a Parigi in rue d'Augouleme al n. 39 giunge con una nota fiduciaria al ministero il 9 agosto 1933 che ne dà immediata comunicazione all'ambasciata di Parigi. Quest'ultima il 15 settembre 1933 informerà il ministero che «nulla è stato finora possibile accertare sul conto del connazionale in oggetto. Medesimo, infatti, è del tutto sconosciuto al n. 39 della rue d'Angouleme in questa capitale”. Del 9 ottobre 1933 è un’altra nota attendibile giunta da Parigi a Roma nella quale viene riferito che Eugenio Santacesaria, alias Carloni, “si è allontanato da qualche tempo dalla dimora di rue d'Angouleme 39, dov’era ospite di Semeraro Santo e della di lui concubina Dazzan Luigi [sic! - si tratta di Luigia Agnese Dazzan, futura moglie di Santo Semeraro - n.d.r.], rendendosi irreperibile. Di ciò s’informa codesta On. Divisione; ad opportuna notizia, significando che, in data odierna, è stato interessato altro fiduciario ch’è in rapporti col Santacesaria, ad accertare se il medesimo si trovi ancora a Parigi e, in caso affermativo, quale sia l’attuale suo recapito”. Intanto il Ministero non demorde ed il 15 novembre 1933 riceve una nuova comunicazione “fiduciaria attendibile” secondo la quale Santacesaria “abiterebbe attualmente a Parigi in rue Desson-des Berges, sembra al n. 59, insieme col cugino di lui Semeraro Sante, nel medesimo stabile ove dimora il noto Mombello Oreste” [7]; comunicazione della quale rende partecipe l’ambasciata d'Italia a Parigi il 23 novembre 1933. Ma il 30 dicembre 1933 dalla capitale francese giunge comunicazione che a Parigi “i nominati Santacesaria Eugenio, Semeraro Sante e Mombello Oreste, sono del tutto sconosciuti”.

Il 5 gennaio 1934 giunge, intanto, al Ministero dell’Interno un appunto pervenuto dalla Divisione di polizia politica nel quale «Viene fiduciariamente riferito che il noto Rossetti Raffaele si è associato nella sua attività antifascista, mascherata da ragioni commerciali, con il segnalato socialista Mauri Antonio di Luigi, elettricista. Questi ha Sostituito il noto Santacesaria Eugenio, sedicente Carloni, il quale avrebbe dichiarato di essersi allontanato da Rossetti per non sottoporsi “alla sua dittatura nell’opera che avevano iniziato, con scopi rivoluzionari”. Questa segnalazione deve avere riferimento con i progetti di attentati, mediante ordigni incendiari, attribuiti al Rossetti». Il 5 febbraio 1934 la Divisione di polizia politica informa il ministero che Eugenio Santacesaria, alias Carloni, abiterebbe a Parigi in rue Dessons des Bérges al n. 93 e non 59, di questa correzione si prende premura lo stesso ministero comunicandola il 16 febbraio 1934 all’ambasciata d’Italia a Parigi. Ma il 10 marzo 1934 giunge una nuova segnalazione al ministero secondo la quale Eugenio Santacesaria “ricercato dalla polizia francese, abita attualmente in rue de la Tour d'Auvergne (a Parigi) in casa di Salvi” [8]. Il 30 marzo 1934 l’ambasciatore italiano in Francia nel confermare a Roma che Santacesaria risiede nella regione parigina scrive pure che “ignorasi il preciso recapito. È esatto che il Santacesaria frequenti la casa del noto Salvi Giorgio insieme al quale è stato espulso ultimamente dal Partito socialista massimalista in seguito al loro passaggio nelle organizzazioni del Fronte unico. Il sedicente Carloni non sembra che in atto esplichi attività politica degna di rilievo”. Di tutt’altro avviso è invece la relazione del Ministero dell’Interno datata 5 maggio 1934 (inviata all'Alto commissario di Napoli, al Commissario speciale per l’agro pontino a Littoria, al questore di Roma e a tutti i prefetti del Regno), nella quale Eugenio Santacesaria, alias Carloni, risulta far parte del gruppo di sovversivi capeggiato da Giobbe Giopp e Raffaele Rossetti che “si propone, senza dubbio, l'esecuzione prossima di attentati”. Marino Mutinelli, nuovo prefetto di Brindisi, il 17 maggio 1934 invia al Ministero due lettere: nella prima sollecita l'inserimento del falso nome Carloni del socialista Eugenio Santacesaria nel Bollettino delle ricerche, nella seconda chiede di aggiungere il noto mesagnese “nell'elenco degli attentatori capaci di commettere atti terroristici” [9].

Si intensifica, intanto, l’attività di responsabile politico di Eugenio Santacesaria. Il 25 maggio 1934 giunge infatti al Ministero una segnalazione della Divisione polizia politica secondo la quale da fonte confidenziale viene riferito che Santacesaria “si sarebbe recato recentemente in Russia, insieme ad altri componenti di una delegazione operaia”. Il 26 ottobre 1934 in casa di Giorgio Salvi a Parigi si tenne una riunione politica alla quale presero parte Giuseppe Di Vittorio, Pietro Refolo, Virgilio Marchetto, Noemi Geninazzi (fu Pompeo), Armando Tedeschi e il noto Carloni. Il 17 novembre 1934 dalla Divisione polizia politica giunge al Ministero la notizia proveniente da “fonte fiduciaria” secondo la quale “nell’ultima decade di ottobre scorso vi furono a Parigi delle riunioni degli aderenti al Fronte unico, di emanazione comunista, dirette specialmente a protestare ed a stabilire accordi per ostacolare le manifestazioni fasciste del 28 ottobre” alle quali prese parte Eugenio Santacesaria [10]. Il 10 marzo 1935 in rue de Tretaigne a Parigi si svolge il Convegno e la festa delle donne contro il fascismo e la guerra al quale partecipa Eugenio Santacesaria. L’informazione giunge a Roma da una fonte confidenziale parigina il 3 aprile 1935. È del 9 aprile, invece, la lettera con la quale il Ministero è informato di una nota giunta dalla solita Divisione polizia politica il 20 marzo1935; nella missiva si fa riferimento ad una riunione del Fronte unico di Parigi alla quale sarebbe intervenuto Eugenio Santacesaria. Il 29 marzo 1935 la Prefettura di Milano informa il Ministero dell'interno della corrispondenza di Eugenio Santacesaria inviata da Parigi al fratello Alfredo, residente nel capoluogo lombardo presso Cermel, in via Ampére n. 40. Il prefetto milanese invia copia fotografica di due lettere, entrambe datate 23 marzo 1935, inviate rispettivamente al fratello e alle sorelle:

«Carissime sorelle
In risposta alla vostra lettera del mese scorso con la quale mi apprendevate del vostro ottimo stato di salute e delle vostre apprensioni circa le mie condizioni, debbo anzitutto farvi una preghiera e cioè di non impressionarvi molto facilmente, sia per una parola più o meno che io possa dire, oppure per quel che altri possano dirvi. Evidentemente non sono tutte rose, anzi vi sono più spine che rose, oggi è triste vivere ovunque e soprattutto per quelli che bene o male hanno avuto la velleità di mettere su una famiglia malgrado le tristi condizioni in cui si vive. Questo è il caso di  Santo che anche se dovesse lavorare continuamente, ciocché oggi è molto difficile, non potrà giammai riuscire a varcare il lunario, perché sono 3 a vivere col magro salario che tocca. Un’altra difficoltà è che lui non ha un mestiere definito e quindi neanche la possibilità di guadagnare di più. Comunque cercate di non preoccuparvi di me, perché se anche le mie condizioni fossero cattive io me la caverò. Fate tanti saluti alla fornaia e ditegli che se avesse bisogno potrei mandargli una dentiera nuova, fate anche i miei saluti a tutti i fratelli e gli altri parenti e a voi un abbraccio
aff.mo Eugenio.

Carissimo fratello
Mi giunse la tua lettera e quella delle sorelle qualche settimana fa e ti rispondo con un po’ di ritardo come al solito. Mi compiaccio che stai bene dopo la breve indisposizione di cui mi accenni, anch’io sono stato indisposto qualche settimana fa ma adesso sto benissimo. La tua preoccupazione è anche la mia, oggi l’atmosfera è talmente carica di elettricità che un incidente qualsiasi può scatenare la bufera. Purtroppo il temporale non sarà cosi leggero come tu speri, la situazione internazionale è così complicata che un conflitto in Europa qualunque esso sia trascinerà tutte le potenze in una guerra mondiale con tutte le disastrose conseguenze che esso comporta. Credi pure che la guerra non risolverà nulla come d’altronde non ha mai risolto nulla, anzi essa aggraverà le condizioni generali delle popolazioni e soprattutto del popolo lavoratore. Evidentemente c’è chi trae degli enormi profitti dalla guerra, ma questi non sono che i grossi finanzieri industriali ecc. i quali si vedranno moltiplicare i loro capitali speculando sulla vita di milioni di esseri umani che si fanno trucidare esclusivamente per riempire le casse di questi pochi vampiri. Mi domandi cosa penso di fare se le cose si mettessero male? È una domanda, caro fratello, a cui non posso risponderti, è molto prematuro d’altronde su certe decisioni io non ci studio molto tempo, anche perché ho anch’io un’esperienza. Da certe notizie pervenute mi era nato il dubbio che tu fossi stato richiamato, intanto mi fa piacere che questo non sia avvenuto.
Ti saluto e ti abbraccio, aff.mo Eugenio».

Il 21 luglio 1935 una lettera circolare viene inviata dal Ministero dell’Interno all’ambasciata d’Italia a Parigi con la quale si chiedono notizie sulla residenza e sull’attività politica svolta “in questi ultimi tempi” da Eugenio Santacesaria. Sebbene non sia stato possibile accertare dove abiti, l’ambasciata parigina, il 5 agosto 1935, conferma che l’esponente politico mesagnese risiede ancora a Parigi “ove esplica attiva propaganda antifascista”. Reca la data 28 agosto 1935 il dispaccio della R. Ambasciata d’Italia a Parigi con il quale comunica a Roma che il comunista Eugenio Santacesaria, sedicente Carloni, “è stato arrestato dalle locali autorità di polizia alla sede delle Assicurazioni sociali ove si era recato in seguito ad un incidente sorvenutogli sul lavoro. Il Santacesaria, infatti, era in possesso di falsi documenti d’identità. In atto trovasi detenuto nelle carceri della Santé”. A seguito della segnalazione giunta dalla Divisione di polizia politica il 28 settembre 1935 il Ministero dell'interno il 4 ottobre 1935 invia ai prefetti del regno e al questore di Roma un “dispaccio telegrafico” nel quale informa che, sempre secondo fonti confidenziali, Santacesaria “residente in Francia, avrebbe manifestato intenzione rientrare Regno stop Trattandosi elemento meritevole rilievo rinnovansi disposizioni impartite con circolari [...] per rintraccio arresto rigorosa perquisizione predetto qualora tenti rientrare Regno aut siavi già entrato [...] Particolare raccomandazione rivolgesi Prefetti confine franco-svizzero et Prefetto Brindisi stop”.

Il 10 ottobre 1935 Santacesaria risulta abitare ancora in Francia insieme con Giuseppe Focardi, nel comune di Courbevoire, al n. 109 dell’avenue de la République, dopo essere stato rilasciato. L’11 gennaio 1936 il Ministero dell’Interno chiede notizie sul rilascio del Santacesaria e l’ambasciata risponde riportando sempre “riservate informazioni” secondo le quali l’“attivo antifascista e funzionario del Partito comunista italiano in Francia è uscito in questi giorni dal carcere ed abita attualmente al n. 42 della rue Berthe. Il Santacesaria cerca di non attirare troppo l’attenzione delle locali autorità con la sua condotta politica ma è sempre in contatto con queste organizzazioni sovversive. In questi giorni ha fatto anche regolare domanda per essere ammesso all’Associazione franco-italiana ex combattenti antifascisti”. Eugenio Santacesaria, intanto, risulta aver partecipato, il 4 aprile 1936, ad una festa organizzata dall’Associazione antifascista fra romagnoli all’estero “Fratellanza romagnola”, svoltasi nei locali della Gioventù repubblicana francese, al n. 160 della rue de la Roquette a Parigi. Ed il 24 novembre 1936 partecipa ad una “riunione per organizzare a Parigi una grande manifestazione in favore della Spagna” che si tiene nei locali del Partito socialista, al 103 Fbg. Saint Dénis, e alla quale “erano presenti i rappresentanti del Partito socialista massimalista, Comunista, Azione repubblicana socialista, ex combattenti antifascisti, Lidu, anarchici e Giustizia e libertà”; l’informatore, oltre a Santacesaria, segnala di aver notato, tra gli altri presenti, Aldo Colombo, Massignan, Pietro Magnani, Antonio Bondi, Luigi Tagli, Lazzaro Rafuzzi, Alessandro Bocconi. Quest’ultima riunione, alla quale parteciperà Eugenio Santacesaria, sarà quella decisiva per la sua scelta di recarsi in Spagna a combattere nella guerra civile a fianco dei volontari rossi contro la dittatura di Francisco Franco.

Passa un po’ di tempo e l’8 marzo 1937 giunge al Ministero dell’Interno la notizia, a sua volta riferita da “fonte confidenziale attendibile” alla Divisione di polizia politica, secondo la quale il noto Eugenio Santacesaria “sarebbe morto in Spagna” [11]. Anche l’ambasciata d’Italia a Parigi, il 12 marzo 1937, si affretta a comunicare a Roma che “il nominato in oggetto è rimasto ucciso in Spagna combattendo a fianco delle truppe del governo comunista. Il Santacesaria faceva parte del Battaglione Garibaldi”. La stazione radiotrasmittente della Pubblica sicurezza di Imperia il 15 marzo 1937 alle ore 20.30/21.00 intercetta una comunicazione proveniente dalla Stazione radiofonica di Barcellona Eaj n.1 calle Caspe 12 di propaganda antifascista in lingua italiana, questo il testo trascritto e inviato a Roma:

“[Omissis] È morto in questi ultimi giorni sul fronte di Guadalajara il grande eroe Carloni. Egli era il servo fedele al servizio del Partito comunista italiano. Nel 1920, allorché cessò di prestare servizio militare in Marina, fu tra i primi a iscriversi nelle file fasciste, allorché si accorse dei soprusi e delle angherie dei capi, si ribellò ad essi e, dopo aver messo a soqquadro la sede del fascio di Mesagne, passò a far parte del Partito socialista per poi passare, più tardi, nelle nostre file che per il suo modo di fare seppe ben presto farsi ammirare ed apprezzare dai comandanti. Canoni non è più. Egli si è sacrificato per una causa comune per la lotta della libertà contro l’oppressione fascista [Omissis]".

Intanto il Ministero dell’Interno, il 30 marzo 1937, riferisce al prefetto di Brindisi che Eugenio Santacesaria “è rimasto ucciso in Spagna combattendo a fianco delle truppe del governo comunista. Il Santacesaria faceva parte del Battaglione Garibaldi”, secondo quanto comunicatogli dall’ambasciata d’Italia a Parigi il 12 marzo. Passa un anno ed il 18 maggio 1938 giunge al Ministero dell'interno copia del telespresso inviato dal Consolato generale d’Italia a Salamanca avente per oggetto “Connazionali deceduti in combattimento militanti tra le truppe rosse spagnole”. In quel primo elenco, fornito “dalla solita fonte fiduciaria che questo Regio ufficio ha in Barcellona”, sono indicati i “connazionali militanti nelle truppe rosse spagnole, morti in combattimento dall'inizio della guerra fino a tutto il mese di aprile 1937-XV”. Una fitta corrispondenza intercorrerà ancora tra Ministero dell’Interno, Ambasciata d'Italia a Parigi, Ministero degli affari esteri, Consolato generale d'Italia di Barcellona a San Sebastian e Prefettura di Brindisi, fino al 13 agosto 1939, con lo scopo di accertare il decesso in Spagna di Eugenio Santacesaria, alias Mario Carloni, anche con l’ausilio fotografico [12].

A distanza di due anni dalla morte di Eugenio Santacesaria, avvenuta presumibilmente nei primi giorni del marzo 1937, il prefetto di Brindisi, Silvio Ghidoli, il 6 maggio 1939 comunica al Ministero dell’Interno che “dagli accertamenti fatti eseguire non è risultato che il comunista in oggetto sia deceduto in Spagna. I suoi famigliari asseriscono che lo stesso trovasi a Parigi occupato in una fabbrica di costruzione di oggetti elettrici, di cui non sanno indicare il recapito”. Purtroppo la residua illusione dei congiunti di Eugenio Santacesaria viene definitivamente delusa dalla comunicazione che il 10 luglio 1939 il Ministero degli affari esteri invia a quello dell’Interno al quale riferisce il seguente rapporto giunto dalla R. Ambasciata d’Italia a Parigi: «[...] A quanto è stato possibile apprendere in questi ambienti antifascisti, il noto Santacesaria Eugenio, sedicente “Mario Carloni”, è deceduto in Spagna ove combatteva a fianco delle milizie rosse. [...] Si allega un ritaglio del giornale comunista “Il grido del popolo” del 7 marzo 1937, riguardante la morte del Carloni e contenente la fotografia del Santacesaria». L’articolo ha per titolo L'omaggio del Partito comunista e del "Grido del Popolo" all'eroico compagno Carloni e questo è il suo testo:

«Il compagno Carloni non è più. La classe operaia italiana, il Partito comunista, le organizzazioni degli italiani emigrati in Francia hanno perduto uno dei loro migliori militanti. Sul fronte di Madrid, baluardo della lotta antifascista mondiale, combattendo nelle file del Battaglione Garibaldi, Canoni è caduto così come è vissuto: da rivoluzionario devoto ed eroico. Nelle Puglie “rosse” del dopoguerra italiano, negli anni duri della lotta estrema contro la feroce offensiva fascista, nelle tribolazioni dell’esilio, Carloni diede sempre tutto se stesso alla causa della lotta per la libertà dei lavoratori. Il suo attaccamento appassionato alle grandi masse operaie, che voleva portare unite alla lotta per il socialismo, non potevano non avvicinarlo sempre più al Partito che è stato sempre all’avanguardia della lotta per l’unità del proletariato, al Partito comunista. Il Partito comunista fu ed è fiero dell’adesione datagli da Carloni: e Carloni si dimostrò degno della fiducia testimoniatagli dal Partito chiamandolo a posti dirigenti in organizzazioni importantissime. Dopo aver organizzato e diretto la magnifica attività di solidarietà verso la Spagna del popolo data dai compagni e simpatizzanti della Regione Parigina, Carloni volle partire lui stesso come volontario per la Spagna. Con le armi in pugno continuò colà la battaglia per la causa fino al momento della sua morte eroica. La Redazione del “Grido del Popolo”, facendosi interprete del Partito comunista, invia il suo addolorato, ardente saluto alla memoria del compagno Carloni.

La Redazione  del "Grido del Popolo"  

Saluto del Comitato nazionale di Fronte unico

alla memoria del compagno Carloni

Il Comitato nazionale di Fronte unico, saluta con commozione e orgoglio la memoria dell’amato compagno Carloni, caduto da eroe a Madrid, sul fronte della libertà, nelle file del glorioso Battaglione Garibaldi.

Il compagno Carloni era membro del nostro Comitato nazionale di Fronte Unico fin dalla sua costituzione, e fu sempre tra gli attivissimi e tra gli entusiasti.

Il Comitato nazionale, mentre decide di promuovere una degna commemorazione del compagno Carloni, in una data prossima da fissarsi, inchina riverente le sue bandiere davanti a questo nuovo caduto che onora il nostro movimento, la sua forte terra di Puglia e tutto il popolo italiano.

Il Comitato nazionale di Fronte Unico».

Fin qui il carteggio conservato nell'Archivio Centrale dello Stato a Roma. Di Eugenio Santacesaria resta il ricordo in una via a lui intitolata a Mesagne. Aldo Marangio, descrivendone l’origine toponomastica, scrive che “il nome d’origine di questa strada era via Teutonici (detta anche strada di Santu Linardu)”[13], aggiungendo poi alcuni elementi preziosi ricavati dalle testimonianze di anziani mesagnesi:

«Eugenio Santacesaria era uno di 14 figli, di cui due femmine. Erano tutti onesti lavoratori, quasi tutti meccanici e impiegati nelle ferrovie dello Stato, altri nella carriera militare; ne ricordo uno capitano dell’aeronautica, un figlio di quest’ultimo è generale della stessa arma, e vive a Roma. I suoi fratelli Domenico, Armando e Vincenzo furono sospesi dalle ferrovie, dal regime fascista, solo perché erano suoi fratelli. Eugenio conseguì il diploma di elettrotecnico, e riuscì un professionista di grande valore. Eseguiva lavori in proprio; una delle tante sue opere ancora esistenti è l’impianto elettrico della chiesa di Materdomini. Questo ingegnoso capolavoro d’arte gli fu commissionato dall’allora priore Antonio Pasimeni (Ntunuccio ti la nevi). Dopo aver realizzato questa opera di grande rischio, perché in quell’epoca non esistevano le scale semoventi o impalcature in ferro, gli fu affidata l’altra rischiosa impresa di installare alla cima della cupola la lampada che ancora è visibile la sera. Ideando una scala di corda con pioli di legno, superò l’impresa. Oltre ad essere dotato di una rara ingegnosità aveva un coraggio da leone, era caritatevole, difendeva i deboli, era ribelle a tutte le ingiustizie specie alla dittatura fascista. Preferì il volontario esilio. Esule in Francia, ebbe contatti con Bruno Buozzi, Togliatti, Pertini ed altri. Da questi era tenuto in grande considerazione tant’è che affidavano a lui incarichi pericolosi, come la staffetta che faceva tra Lugano e Parigi (a Lugano esisteva lo stato maggiore dell'antifascismo). Il suo nome di battaglia era Carloni. Era membro della Terza Internazionale, lo mandavano anche a Mosca e nella stessa Italia, col pericolo di essere arrestato dagli agenti dell’OVRA. Arrestato a Parigi, dopo due anni evase; poi andò in Spagna, ove imperversava la guerra civile. Fu volontario nella brigata Garibaldi, combatté valorosamente a fianco di Giuseppe Di Vittorio, Ferruccio Parri, Luigi Longo ed altri. Da questi era tenuto in grande considerazione. Immolò la sua giovane esistenza nella famosa battaglia di Guadalajara. Non si è mai saputo dove riposano i suoi resti mortali».

Sono evidenti le imprecisioni contenute nell'articolo di Marangio e sono anche comprensibili le esaltanti notizie raccolte però, come si diceva all'inizio, dalla viva voce di persone che avevano conosciuto direttamente l’allora giovanissimo Eugenio Santacesaria, “ritenuto uno dei primissimi attivisti comunisti di Mesagne” [14].

Di certo l’imprendibile Carloni, che per tanti anni era riuscito a beffare tanta forza pubblica non solo in Italia, aveva terminato la sua breve ma intensa vita catturato, rapito, dal vento acre della guerra che in Spagna alcuni italiani andarono a combattere guidati dall’amore per le loro idee.
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[1] ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO (Abbr. ACS), Ministero dell’Interno, Direzione generale di Pubblica sicurezza, Divisione Affari generali e riservati, Casellario politico centrale, fasc. 4263.

[ N.d.r. : Il presente contributo è stato pubblicato su “Studi Salentini” (1997), con un maggiore e più approfondito apparato di note a corredo]

[2] Sulla figura e l’opera del magliese Pietro Refolo si veda: S. COPPOLA, Pietro Refolo (Maglie 1884 – Lecce 1958). Una vita per la democrazia. Origini della CGIL nel Salento, Argo ed., Lecce 1998; K. MASSAFRA, Il popolo al confino. La persecuzione fascista in Puglia, 2 voll., Ipzs, Roma 1991, vol. I, pp. 478-79.

[3] ACS, doc. cit.

[4] ACS, Ministero dell’Interno… ecc.,  fasc. 2773

[5] Della scheda biografica non vi è più traccia nella documentazione conservata presso l’ACS di Roma, mentre vi sono due fotografie segnaletiche (con i numeri 14.577 e 28.516)

[6] ACS, doc. cit.

[7] Fondatore della Camera del lavoro di Biella; si veda: S. COPPOLA, op. cit., p. 99

[8] Sul noto esponente politico socialista cfr. S. COPPOLA, op. cit., ad nomen, e, nell’Appendice, allo stesso vol., la corrispondenza con Pietro Refolo.

[9] A tutto il 1933 non risultava ancora inserito.

[10] A quelle riunioni prese parte, tra gli altri, anche Santo Semeraro.

[11] Il Ministero informerà il prefetto di Brindisi con lettera del 15 marzo 1937 (ACS, doc. cit.).

[12] Il 2 luglio 1938 il Ministero dell’Interno chiederà ulteriori notizie su Mario Carloni alla R. Ambasciata a Parigi; il 22 luglio 1938 quest’ultima informa il Ministero dell’Interno che «un certo Carloni Mario, come ha pubblicato l’“Avanti!” in data 7 marzo 1937 [probabilmente è l’articolo di Pietro refolo riportato all’inizio di questo lavoro], sarebbe deceduto sul fronte di Madrid, combattendo a fianco delle milizie rosse. Questo Ufficio ritiene che il predetto si identifichi con il nominato in oggetto che non è stato possibile rintracciare in questa capitale e di cui ignorasi le complete generalità»

[13] A. MARANGIO, Via Eugenio Santacesaria, in “Mesagne/Incontro”, A. I (1988), n. 7, p. 8.

[14] A. PROFILO, Vie, piazze, vichi e corti di Mesagne, Fasano 1993, p. 411.


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