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 Santo Semeraro (1900-1965)



 
di
Giuseppe Pastore

Uno dei mesagnesi che hanno contribuito a “fare” la storia e le cui esperienze politiche si intrecciano a filo doppio con le vicende del paese è senz’altro Santo Semeraro. Santo Filippo Neri, questo è il suo vero nome, nasce a Mesagne il 26 maggio 1900 da Francesco, impresario edile, e da Caterina Depasquale, casalinga: è penultimo di cinque fratelli (quattro maschi e una femmina) e tutta la famiglia risiede nella casa di via Generale Falcone. Sin da giovane dimostra impegno e grande attivismo: a 16 anni è già iscritto alla gioventù socialista. Nel maggio del 1917 è chiamato alle armi nel corpo dei bersaglieri e vi rimane sino alla fine della guerra. Al ritorno a Mesagne riprende l’attività politica e diviene segretario della locale sezione socialista. Nelle elezioni amministrative del novembre 1920 risulta eletto consigliere comunale nelle liste del partito socialista. È fra i più giovani consiglieri comunali d’Italia. Nel giugno dello stesso anno, intanto, aveva conseguito il diploma di capitano di lungo corso presso l’istituto nautico “Pitagora” di Bari. Nel gennaio 1921 parte per frequentare a Livorno il corso per allievi ufficiali di complemento dell’Accademia Navale. È costretto ad abbandonare l’accademia dopo poco tempo in profondo disaccordo con i vertici militari, in seguito ad un rifiuto opposto nella repressione di uno sciopero dei ferrovieri che bloccava la città toscana.

Ritorna a Mesagne ma il suo attivismo politico e la militanza nel Partito Socialista gli creano non pochi problemi: cerca di imbarcarsi, ma senza esito a causa della imperversante reazione fascista che lo ha preso di mira. Trova un impiego presso l’esattoria comunale di Mesagne all’inizio del 1923 ma ben presto i fascisti, con minacce fisiche, obbligano il direttore di licenziarlo nel maggio dello stesso anno, facendo poi assumere uno di loro al suo posto. Contro Semeraro si accanisce l’azione persecutoria degli squadristi, specialmente dopo l’assassinio di Matteotti, poiché l’impunità dei responsabili dà più arroganza ai facinorosi in camicia nera. Subisce aggressioni fisiche con bastonate e percosse ed è costretto a bere olio di ricino; è, inoltre, diffidato e ammonito dalla polizia. Minacciato continuamente e posto in condizione di costante pericolo, Semeraro abbandona Mesagne e, per evitare il peggio, il 7 luglio 1924 parte clandestinamente per la Francia e giunge a Cannes il 13 luglio. Come tanti altri dirigenti democratici esiliati si arrangia come può, alternando periodi di intenso lavoro a periodi di disoccupazione. Svolge diversi mestieri: manovale, operaio, meccanico, cambiando, per evidenti motivi di sicurezza, residenza e luogo di lavoro. Ma anche in Francia continua la sua opera politica; è nella direzione del PSI, insieme alla celebre Angelica Balabanoff.

Dopo un breve soggiorno in Belgio, nell’estate 1928 si trasferisce nel granducato del Lussemburgo. Lavora a Differdange come aggiustatore nel reparto elettrico della “Societé des Hauts Fourneaux et Aciéres de Defferdange, St. Ingbert, Rumelange” dal 18 agosto 1928 al 16 gennaio 1932. Qui conosce colei che qualche anno più tardi diventerà sua moglie, Luigia Agnese Dazzan, figlia di un friulano costretto anch’egli ad abbandonare la sua terra per motivi politici. Collabora, inoltre, al giornale “L’operaio italiano”. All’inizio del 1933 ritorna a Parigi: per dissensi politici, e sollecitato dall’amico Di Vittorio, aderisce al partito comunista e continua a svolgere sotto altre bandiere la sua militanza antifascista. Viene eletto alla direzione della massima organizzazione antifascista all’estero, l’Unione Popolare Italiana e ne diviene il segretario della regione Parigi-Nord; entra a far parte del Consiglio Nazionale dell’Unione Popolare Italiana, collaborando al giornale dell’UPI, la “Voce degli Italiani”. Oltre al suo impegno nell'organizzazione politica, Semeraro deve darsi da fare per mantenere la sua famiglia, che nel frattempo è andata aumentando con la nascita di due figlie, e svolge mansioni di operaio presso varie officine meccaniche: allo scoppio della guerra, nel settembre 1939, è “aggiustatore di lavorazione” nelle officine aeronautiche Amiot, ma sino al 10 giugno 1940.

Con l’invasione tedesca della Francia, per Semeraro, come per gli altri antifascisti, le cose si complicano notevolmente. È senza un lavoro stabile e con la minaccia di essere deportato in Germania; nel 1942, infatti, è arrestato dalla polizia franco-tedesca ed il 5 ottobre è consegnato alla polizia fascista alla frontiera italiana di Bardonecchia. Mentre il resto della famiglia riesce a rifugiarsi a Mesagne, Semeraro è “trattenuto” per quindici giorni nelle carceri di Susa, in attesa di disposizioni provenienti dal Ministero dell’Interno. È poi trasferito nelle carceri di Brindisi, dove rimane sino alla vigilia del Natale del 1942. Intanto la Commissione provinciale di confino lo condanna a cinque anni di confino da scontarsi alle isole Tremiti. Qui rimane dall’8 gennaio 1943 al 18 agosto dello stesso anno. Dopo la deposizione e l’arresto di Mussolini del 25 luglio, infatti, Semeraro è liberato e può far ritorno nella sua Mesagne dopo 18 anni di assenza. Riprende immediatamente la lotta politica democratica nel brindisino: è nominato segretario politico della Federazione provinciale del partito comunista (sino al 1948); fa parte della commissione per l'epurazione delle amministrazioni pubbliche della provincia di Brindisi, designato dall'Alto Commissariato per l'Epurazione; è assessore alla Sepral (ente per la distribuzione dei viveri). Nel '44, in qualità di assessore anziano, è vice sindaco nell’amministrazione democratica di Mesagne, formata dai partiti antifascisti costituenti il CLN. Dal 1946 al 1951 è sindaco di una giunta popolare socialcomunista e si prodiga per la rinascita economica e morale del paese nel difficile periodo della ricostruzione. Candidatosi nelle file del PCI alle elezioni politiche del 18 aprile 1948, viene eletto Deputato al 1° Parlamento repubblicano nel XXV Collegio di Lecce - Brindisi – Taranto con 33.682 preferenze: proclamato il 25 aprile, la sua elezione è convalidata il 17 luglio. È assegnato alla V Commissione difesa dal 15 giugno 1948 al 18 febbraio 1949, poi passa alla VIII Commissione Trasporti - Poste e Telegrafi - Marina mercantile dal 18 febbraio (e segretario dal 1°  luglio 1949).

Nelle successive elezioni del 7 giugno 1953 viene riconfermato alla Camera dei Deputati con 25.675 voti. È proclamato il 17 giugno 1953, convalidato il 6 maggio 1954 ed è assegnato alla Commissione Trasporti dal 1° luglio 1953. Anche dai banchi di Montecitorio, Semeraro si impegna costantemente sollecitando sempre il governo ad una più intensa azione risanatrice del Mezzogiorno. Nella seduta pomeridiana del 29 ottobre 1949 Semeraro affermava: "Una cosa è certa, onorevoli colleghi; da oltre un anno noi siamo chiamati a votare leggi d'urgenza che comportano una spesa di miliardi su miliardi di lire a beneficio del Mezzogiorno e delle isole, ma noi meridionali e in special modo noi pugliesi o lucani siamo costretti a dover constatare che ben poco è cambiato nella amministrazione ferroviaria da quando Brindisi per parecchi mesi fu scelta come capitale d'Italia da un governo in fuga. (...) Nei periodi elettorali, specie da parte di candidati di parte governativa, numerose sono le promesse; ma, passate le elezioni, nessuno più se ne ricorda. Per cui, onorevole ministro, vorrei invitarla, dato che dovrà essere fatto il doppio binario Bari - Lecce, a esaminare la possibilità di dare al tratto Monopoli - Brindisi un nuovo tracciato che si avvicini ai centri abitati (...). Voglio ora richiamare la vostra attenzione, e quella del governo, sul fatto che, mentre tanto si parla di industrializzazione del Mezzogiorno, sono proprio le poche officine del Mezzogiorno che, invece di prosperare, licenziano e minacciano sempre nuovi licenziamenti o sospensioni di operai per mancanza di lavoro".

Nella seduta del 10 aprile 1951, Semeraro poneva all’attenzione del Ministro del Lavoro il problema "se nell'imminente programma del terzo anno del piano di attuazione alloggi I.N.A.- Casa verrà compreso il comune di Mesagne, escluso per il secondo anno, mentre la mancanza di alloggi si fa sentire e la disoccupazione diviene nella categoria edile ogni anno più grave". Inoltre si batté contro la famigerata "legge - truffa"; nella seduta pomeridiana del 22 dicembre 1952 criticava il meccanismo elettorale proposto dalla maggioranza governativa: "in quale situazione, onorevoli colleghi, si troveranno i milioni di lavoratori che appena sanno leggere, oppure sono analfabeti? Essi devono essere illuminati prima di esprimere il loro voto; devono conoscere dove questo loro voto andrà a finire col gioco delle varie moltiplicazioni, addizioni e sottrazioni dei vari decimali e dei vari indici. Onorevoli colleghi, avete presente la piaga dolorosa dell'analfabetismo che infesta le nostre popolazioni del mezzogiorno d'Italia sin dall'unità nazionale? Tale piaga si sta allargando sempre più dopo i sette anni di governo democratico cristiano, che, invece di porre dei radicali rimedi con lo stanziare i fondi necessari per la ricostruzione di nuovi edifici scolastici, consente che i figli dei nostri lavoratori siano, in numero sempre maggiore, respinti dalla scuola, perché non vi sono aule sufficienti. (...) Essi [i lavoratori meridionali] reclamano che l'imponibile di manodopera sia effettivamente applicato; esse reclamano la nuova legge sui contratti agrari con la giusta causa; essi domandano opere di bonifica affinché le acque, nei giorni di pioggia, non invadino [sic!] le loro case oppure grandi vastità di terreno distruggendone il raccolto, riducendoli alla disoccupazione e spingendoli verso la miseria più nera. (...) I senza tetto reclamano case degne di essere abitate. I giovani reclamano che sia impedita questa truffa elettorale ai danni delle masse lavoratrici e si applichi la Costituzione repubblicana nei suoi principi innovatori, facendo approvare leggi necessarie perché sia eliminata la disoccupazione giovanile, perché sia data a tutta la gioventù la possibilità di praticare lo sport dando ad essa i mezzi necessari per farlo".

Nel frattempo dall'aprile 1957 al marzo 1958 è di nuovo a capo dell'amministrazione comunale mesagnese. Dopo i tragici fatti d'Ungheria dell’ottobre - novembre 1956, Semeraro si scontra con le posizioni ufficiali del PCI che si dimostra troppo filosovietico: viene isolato politicamente e accusato di protagonismo. Come molti altri che furono radiati o abbandonarono, Semeraro è espulso dal partito il 12 luglio 1958. Molti di essi costituirono il movimento degli ex-comunisti (che prenderà poi il nome di "Alleanza socialista") guidato dal sen. Eugenio Reale e da Michele Pellicani. Semeraro entra nel Comitato Nazionale di tale movimento che organizza il suo primo convegno a Roma nei giorni 21-22 novembre 1958. In quella sede Semeraro, che faceva parte della presidenza, definiva il convegno "il primo tentativo a carattere nazionale di uomini che hanno avuto la stessa fede, che insieme hanno sofferto per ritrovarsi su una stessa piattaforma politica, per lottare di comune intento per il socialismo". Al XII Congresso (tenutosi dal 16 al 20 novembre 1959) del P.S.D.I., il movimento di "Alleanza socialista" confluisce in questo partito e Semeraro fa parte del Comitato Centrale. Nel 1960 è eletto al Consiglio provinciale di Brindisi ed entra nella Giunta come assessore effettivo degli Affari generali; è consigliere comunale a Mesagne ed è consigliere al Consorzio del Porto di Brindisi. Inoltre è segretario della Federazione provinciale del P.S.D.I.. Nel 1964 viene rieletto al Consiglio provinciale di Brindisi e a quello comunale di Mesagne. Il 3 febbraio 1965 muore nella sua casa di via G. Falcone n. 17.



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