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Vinci Goriziano


 

 

 

Gli echi di nuove guerre fanno emergere tristi ricordi mai sopiti in chi ha vissuto, ma diremmo subito – perché le guerre le decidono i potenti, mentre a combatterle sono gli altri – sulla propria pelle i drammi dell’ultimo conflitto mondiale nel quale l’Italia fu protagonista. Affinché queste memorie non vadano disperse, ma rimangano patrimonio per le future generazioni, noi dell’Istituto Culturale “Storia e Territorio”, in collaborazione con il Centro Polivalente Anziani “F. Bardicchia” abbiamo programmato una serie di conferenze “attive” che vedono protagonisti i diretti interessati, coloro che hanno vissuto il dramma della guerra in prima persona o combattendo in prima linea o da semplici cittadini nel proprio paese. L’intento propostoci è quello di poter raccogliere queste testimonianze per poterle pubblicare in un futuro non molto remoto.

Iniziamo da questo numero proponendo due poesie scritte da un giovane marinaio ed indirizzate: la prima alla propria nonna materna, agli affetti familiari, ai tanti ricordi lasciati lontano, ma con la speranza di poter provare nuovamente tutte quelle emozioni; la seconda invece è indirizzata ai Marinai, ai suoi colleghi all’amore per la Patria. Dalle sue parole traspare la speranza di poter un giorno fare ritorno nella propria terra natia, ma anche la consapevolezza che per ognuno di loro la morte era la propria ombra e incitava i propri commilitoni a non aver paura giacchè morire per la propria Patria è «un morir giammai».

Quel giovane marinaio non potè cogliere il piacere di poter riabbracciare i propri cari perché morì a Pola dopo aver contratto una grave malattia il 17 settembre del 1940 e neanche la sua salma è stata mai rimpatriata, perché le Autorità slave senza nessun rispetto decisero di esumare i poveri resti di tanti militari italiani e seppellirli in un Ossario comune. La sua vita fiorì con la prima guerra mondiale, Vinci Goriziano nacque a Mesagne il 26 agosto del 1916 ed i genitori, Vito e cosima Lezzi, vollero onorare la conquista di Gorizia avvenuta il 9 dello stesso mese chiamandolo Goriziano Pietro. Dopo un’infanzia tranquilla, trascorsa tra studio e lavoro presso un “salone di barbiere” decise di arruolarsi nella Regia Marina e il 12 ottobre del 1936 si arruolò presso il Comando Deposito C.R.E.M. di Taranto e dal 7 novembre del 1937 è imbarcato sulla nave Sesia di stanza a Pola, dove il 17 settembre del 1940 morì.

(*****)

 

 

A LA MIA NONNA

Vivi i ricordi della fanciullezza,
Quando ancora bimbo mi baciavi;
Quando, la mia nascente giovinezza:
Nonna materna, ancora mi cullavi !

Poi, son cresciuto giovin della vita
Accanto al tuo tramonto autunnale;
Mentre di fior la pianta mia vestita,
Copria la tua cadente e così irale !

Le tue carezze, l’amor che m’hai portato,
Hai tu nascosto i falli che io avevo;
E m’hai protetto, eppur dimenticato:
Qualche mal garbo, ignaro, che tacevo.

Tra il cielo e il mar dall’anda chiara,
Io navigavo pien di nostalgia,
Tu t’ammalavi tanto nonna cara;
Lontano tu morivi; nonna mia !

Non ho potuto baciar e non guardare
Il viso tuo sì dolce e sofferente;
E invano cerco ancora di sognare:
Lo sguardo tuo sì triste e sì dolente.

M’hai benedetto: me lo scrisse mamma,
Che a me pensasti prima di morire,
Prima che spegnesse la tua fiamma;
Hai pensato a me nel benedire !

Ma ! non ti scorderò nel mio destino;
Vedrai tra le mie ciglia sempre il pianto;
Pur se sono stanco del cammino,
I fiori porterò nel Camposanto;

Pregando, allora sulla Santa Croce,
Io poserò quei fiori, e le mie pene
Stanche dirò col pianto nella voce:
A te che mi volevi tanto bene !

(La Maddalena 6 maggio 1938 XVI°)           Vinci Mario

VAMPE SUL MARE  (Ai marinai)

Navi d’acciaio, tra ‘l ribollir di spume
Veloci s’avanzan verso la battaglia,
contro altre navi, sagome più brune.
Tuona ‘l cannon, fischia la mitraglia.

Treman, sussultan, impennarsi le prore,
vampe di fuoco, belliche canzoni;
freme l’acciaio come in ogni core:
volan sui flutti come alati alcioni.

Spezza, dilania ‘l piombo lor rovente,
fianchi d’acciaio squarciansi con schianto;
Scende nel mar: sagoma morente,
nave ferita senza un rimpianto

di quanti s’inabissano già vinti
fieri d’aver dato pur la vita
per la gran Patria. Son convinti
d’aver vinto pur se persa è la partita.

E quando ha fine la leal tenzone:
mutìle e stanche, navi de la morte,
chiaman l’appello – Carco di passione:
Presente ! Le risponde un coro forte.

Da tanti petti sgorga un grido solo,
grido che accompagna pure ‘l mare,
grido che s’eleva: epico volo
ne l’azzurro del ciel. Tutto donare !

ripete. La Patria ha una speranza,
spera in noi che la facciam più forte;
coraggio chiede, fede e pur costanza.
Cosa importa se poi verrà la morte !
Esulta marinar ! Un’altra sera
Accanto al giusto Dio tu vivrai,
e il mar ripeterà da mane a sera:
Morir lottando è un morir giammai.

M. Vinci 


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